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Quando Bizet accese il fuoco della libertà

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26.03.2026

Parigi, sera del 3 marzo 1875: davanti all’Opéra-Comique le carrozze arrivano una dopo l’altra, tra il rumore dei cavalli e il fruscio degli abiti eleganti. È un pubblico rispettabile, borghese, abituato a storie leggere e morali rassicuranti. Ci si aspetta un’opera graziosa, forse esotica, ambientata in una Spagna pittoresca. Nessuno immagina che quella sera nascerà un personaggio destinato a cambiare il teatro musicale. Quando il sipario si alza e l’orchestra di Georges Bizet attacca i primi accordi, nell’aria c’è già qualcosa di diverso: un ritmo nervoso, un’energia luminosa e inquieta. È come se il sole e la polvere della Spagna entrassero nella sala parigina. Di lì a poco apparirà Carmen. E nulla sarà più lo stesso.

Bizet ha appena trentasei anni. È considerato un musicista brillante ma non ancora pienamente consacrato. Possiede un talento orchestrale straordinario, una sensibilità melodica luminosa e una curiosità musicale che lo porta ad assorbire influenze diverse. Per Carmen sceglie un soggetto insolito: la novella di Prosper Mérimée, una storia di passione, libertà e morte. Con i librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy il racconto viene trasformato profondamente. Nasce un dramma più ampio, più teatrale: Don........

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