Venezuela, quando il socialismo abitativo crolla davvero
Gli edifici popolari costruiti come simbolo del chavismo erano stati denunciati per anni. Il terremoto non ha creato il fallimento: lo ha solo reso visibile tra le macerie.
Non esiste tragedia più crudele di quella che colpisce chi era stato convinto di essere stato salvato. In Venezuela, gli edifici popolari costruiti sotto Hugo Chávez come monumento politico alla promessa socialista della casa per tutti sono finiti al centro di una devastazione che non può essere liquidata come semplice fatalità naturale.
Secondo il New York Times, per oltre un decennio residenti, sismologi e organismi di controllo avevano denunciato problemi strutturali, crepe, materiali scadenti, opacità nei progetti, rischi legati al terreno e vulnerabilità sismica di grandi complessi della cosiddetta Misión Vivienda, il programma abitativo presentato dal chavismo come una delle sue maggiori conquiste sociali. Poi sono arrivati due terremoti, il 24 giugno 2026, e ciò che era stato segnalato per anni si è mostrato nella forma più terribile: palazzi crollati, interi nuclei familiari sepolti, quartieri trasformati in polvere. Il sisma non ha inventato il problema. Lo ha soltanto portato alla luce.
Il punto non è negare che anche edifici privati siano caduti. Sarebbe una lettura comoda e sbagliata. In una zona fragile, esposta al rischio sismico, costruire richiede competenza, controlli seri, responsabilità chiare, studi geologici accurati, materiali adeguati, fondazioni adatte e trasparenza. Se tutto questo manca, possono crollare case pubbliche e private. Ma nel caso degli alloggi della già citata Misión Vivienda il nodo è politico: quegli edifici erano il simbolo materiale di un potere che aveva trasformato la casa in propaganda.
Il governo prometteva abitazioni non come risultato di una società........
