Londra, la riforma che protegge gli inquilini e scoraggia gli affitti
Il Renters’ Rights Act ha abolito i contratti a tempo determinato e ha reso il rapporto revocabile dall’inquilino, ma sempre più rigido per il proprietario. Il rischio non scompare: ritorna nei canoni e nella minore offerta.
La riforma inglese degli affitti ha già prodotto un primo effetto concreto. Come ha riferito recentemente il quotidiano Daily Telegraph, Foxtons, una delle principali agenzie immobiliari londinesi, ha cancellato circa tre milioni di sterline di ricavi dopo le numerose cessazioni anticipate registrate nei mesi di maggio e giugno, soprattutto tra gli studenti. Secondo la società, all’origine del fenomeno vi è il Renters’ Rights Act, entrato in vigore il primo maggio, che ha sostituito i contratti a tempo determinato con locazioni periodiche: il conduttore può così lasciare l’abitazione con due mesi di preavviso, mentre il proprietario può riottenerne la disponibilità soltanto facendo valere uno dei motivi espressamente previsti dalla legge.
Il dato non basta a giudicare l’intera riforma. Mostra tuttavia che l’apparente maggiore libertà di uscita riconosciuta all’inquilino non è priva di conseguenze. Molti studenti, terminati i corsi, hanno scelto di liberarsi delle stanze durante l’estate. Il legislatore ha concesso loro una possibilità nuova, ma non ha eliminato il costo dei mesi nei quali quelle camere resteranno vuote. Lo ha soltanto trasferito. In buona sostanza, è il consueto errore delle politiche abitative dirigiste: confondere il trasferimento di un costo con la sua scomparsa.
L’immobile continua a richiedere manutenzione, imposte, assicurazione, interessi e capitale immobilizzato anche quando nessuno lo occupa. Se tali oneri non possono più essere distribuiti su dodici mesi,........
