Case vacanze a Edimburgo, tassati fino a sparire
La nuova imposta di soggiorno aumenta prezzi e burocrazia, schiaccia i piccoli proprietari e spinge una parte dell’offerta nel sommerso.
Quando il potere pubblico introduce una nuova tassa, la giustificazione è quasi sempre la stessa: il prelievo sarà modesto, servirà a migliorare i servizi e ricadrà su soggetti che possono sopportarlo senza difficoltà. A Edimburgo il copione si ripete con la nuova tassa di soggiorno del 5 per cento, applicata dal 24 luglio alle strutture ricettive a pagamento. Il Comune la presenta come un contributo dei visitatori ai costi sostenuti dalla città. La realtà è tuttavia meno innocente. Il tributo aumenta il prezzo del soggiorno, impone nuovi adempimenti, penalizza soprattutto le piccole attività e rende più difficile restare nel circuito regolare.
Il caso è stato seguito dalle maggiori testate giornalistiche, tra cui The Independent, ITV News e The Times. Proprietari e rappresentanti del settore hanno denunciato il peso della misura, la perdita di competitività e il rischio che una parte dell’offerta venga sospinta nel sommerso. Infatti, quando il costo della legalità cresce fino a divorare il reddito dell’attività, esso non è una scelta di comodo: può diventare l’ultima possibilità per continuare a lavorare. E tanto considerando che il gestore autorizzato deve sostenere i costi della licenza, tenere la contabilità, applicare l’Iva, calcolare e riscuotere la nuova imposta, versarla al Comune e conservare la documentazione per almeno cinque anni. Chi non riesce più a sopportare questo carico finisce costretto a uscire dal sistema ufficiale, non per ottenere un privilegio,........
