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Il diritto internazionale non è morto

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23.09.2026

L’illusione della sua crisi è solo l’alibi perfetto della realpolitik mondiale

La presunta agonia dell’ordine giuridico globale è una delle più grandi mistificazioni del nostro tempo. Non assistiamo al naturale declino di una struttura diventata obsoleta, ma al deliberato sabotaggio di un’architettura normativa trasformata nell’alibi perfetto di chi la viola.

Il diritto internazionale non soffre di un’impotenza intrinseca o di una mancanza di organicità concettuale: viene sistematicamente e cinicamente disattivato, azionato o contestato dagli Stati sovrani in base ai mutevoli calcoli della convenienza geopolitica.

Per comprendere le radici dell’attuale paralisi, occorre ripercorrere l’evoluzione storica della sovranità. Dal modello emerso con la Pace di Vestfalia del 1648, basato sulla finzione giuridica dell’eguaglianza sovrana e sul principio di non ingerenza, fino alla svolta del Congresso di Vienna del 1815 e alla nascita del Concerto europeo, la diplomazia globale ha cercato un equilibrio tra la forza degli imperi e la stabilità delle regole. La catastrofe dei due conflitti mondiali del Novecento rese evidente la necessità di compiere un salto di qualità istituzionale. Prima con la Società delle Nazioni nel 1919 e poi con la nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1945, la comunità globale tentò di edificare un sistema di sicurezza collettiva imperniato su un’autorità sovranazionale multilaterale.

Il vero elemento rivoluzionario del secondo dopoguerra risiede nell’imposizione di precisi limiti all’esercizio del potere interno degli........

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