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Propaganda russa, così si difende la democrazia

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03.07.2026

La guerra russa contro l’Ucraina non si combatte soltanto nelle trincee del Donbas, nei cieli attraversati dai droni o nei porti colpiti dai missili. Si combatte anche in uno spazio meno visibile, ma non meno decisivo: quello della percezione. È lì che Mosca prova da anni a indebolire le democrazie occidentali, a dividere le società, a confondere le responsabilità, a trasformare l’aggressore in vittima e la vittima in problema. È una guerra senza dichiarazione formale, senza confini geografici precisi, senza una linea del fronte riconoscibile. Ma è guerra a tutti gli effetti. L’Ucraina, in questi anni, è diventata il laboratorio più avanzato di questa battaglia. Non solo perché è il Paese che subisce direttamente l’aggressione militare russa, ma perché è anche il Paese che più di ogni altro ha dovuto imparare a difendersi dalla macchina propagandistica del Cremlino. Una macchina antica e moderna al tempo stesso. Antica, perché affonda le proprie radici nella tradizione imperiale russa, nella negazione dell’identità ucraina, nella pretesa di considerare Kyiv una periferia naturale di Mosca. Moderna, perché oggi usa reti sociali, siti clonati, Intelligenza artificiale, piattaforme digitali, manipolazione algoritmica e campagne coordinate su scala globale.

Per l’Occidente questa dovrebbe essere una lezione centrale. Troppo spesso abbiamo guardato all’Ucraina soltanto come a un campo di sperimentazione militare: droni, guerra elettronica, missili a lungo raggio, difesa aerea, artiglieria, innovazione tattica. Tutto vero. Ma Kyiv sta producendo anche un manuale di resistenza democratica alla disinformazione. E forse proprio questo manuale è quello che l’Europa fatica di più a leggere. Perché difendersi dalla propaganda significa entrare in un terreno scomodo, dove la sicurezza nazionale incontra la libertà di espressione, dove il contrasto alle interferenze straniere non deve trasformarsi in censura, dove la democrazia deve imparare a proteggersi senza diventare ciò che combatte.........

© L'Opinione delle Libertà