menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Dedicato a Carlo Ginzburg, il benandante

8 0
24.06.2026

Viviamo immersi in anni miserabili, con una società perduta tra inseguimenti di pietre verdi e incontri d’amore instabile, cui menomalamente fanno da contrappunto processioni di idee folgoranti e una gioventù che in piccola parte è più vicina alla Sapienza di quanto lo fosse la generazione del 1977, saccheggiata da politiche e culture monomaniacali. Mentre mi perdo nella lettura distratta di un quotidiano, trovo la notizia della morte di Carlo Ginzburg.

Ha ragione l’anonimo collega che sul Domenicale de Il Sole24Ore ha scritto un articolo in memoria del figlio di Natalia e Leone Ginzburg (la scrittrice ebbe altri quattro figli, due dei quali col secondo marito Gabriele Baldini) quando sottolinea che Carlo ebbe una “particolare attenzione all’interazione tra cultura delle élite e cultura popolare”.

Perché è proprio questa la dannazione di tutte le società mondiali. Dopo il fallimento della cultura uguale per tutti in salsa cubano-nazifascista-sovietica ci siamo ritrovati con una parte di giovani culturalmente ridotti ai minimi termini, privi della conoscenza di parole, privi a volte persino di coscienza (di dialogo interiore), perché immersi fino al collo nel “troppe cose da fare” fin dai sei anni. Poi ci sono pochi eletti, troppo pochi, che hanno avuto, per elezione o virtù familiari, la possibilità di crescere liberi, sani e con conoscenze........

© L'Opinione delle Libertà