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La scuola sul letto di Procuste

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tuesday

                                Rothbard, lo Stato educatore e il problema della libertà

Ho letto con particolare interesse il saggio I danni della scuola di Stato di Murray N. Rothbard, nella recente edizione italiana curata da Riccardo Canaletti, che nell’introduzione accompagna il lettore nella ricezione di un testo pubblicato da Liberilibri oltre mezzo secolo fa. Si tratta di un contributo che, nonostante la distanza temporale, conserva un’attualità non sorprendente.Il tema della scuola obbligatoria, spesso considerato un dato acquisito nella percezione comune, viene ricondotto alle sue fondamenta teoriche, riaprendo una questione che il dibattito contemporaneo tende per lo più a ritenere chiusa.La tesi di Rothbard è netta: il problema non riguarda soltanto le modalità organizzative, ma il presupposto stesso dell’obbligo educativo, che consente allo Stato di definirne contenuti, tempi e metodi. È infatti dall’obbligo che deriva l’intera struttura del sistema scolastico contemporaneo.Su questo punto, il professor Carlo Lottieri contribuisce a chiarire un equivoco diffuso: la riduzione dell’analfabetismo e la diffusione dell’istruzione non sarebbero principalmente il risultato dell’intervento statale, bensì delle trasformazioni economiche e sociali legate allo sviluppo della civiltà moderna e capitalistica.

Nel caso italiano, l’ordinamento scolastico nasce in un contesto segnato da esigenze politico-ideologiche che ne imprimono fin dall’origine tratti illiberali, anche con l’intento dichiarato di ridimensionare l’influenza del clero, poiché, nel quadro storico dell’epoca, la Chiesa era ritenuta il principale ostacolo all’attuazione di politiche liberali. Ne derivava l’idea che la questione ecclesiastica dovesse essere affrontata preliminarmente, rinviando solo in un secondo momento un’eventuale apertura a forme di scuola libera. Il percorso della scuola italiana, leggibile attraverso l’azione dei ministri dell’istruzione da Francesco De Sanctis a Giovanni Gentile fino alla contemporaneità, mostra così una notevole continuità strutturale: mutano linguaggi, metodi e sensibilità pedagogiche, ma permane l’idea dello Stato come principale organizzatore e soggetto formativo degli individui.

In questa prospettiva, Lottieri interpreta tale continuità come espressione di un liberalismo italiano fragile sul terreno dell’istruzione, una fragilità che egli rintraccia lungo una linea che giunge fino a Gentile, Croce e De Ruggero. Per chiarire il punto richiama la figura di Bertrando Spaventa, esponente della Destra storica come caso emblematico: il tentativo di fondare una filosofia della libertà su una matrice hegeliana, produce un esito, evidentemente, paradossale. Piuttosto che valorizzare l’autonomia individuale, tale impostazione rafforza una visione centripeta del potere, in cui lo Stato è chiamato a riassorbire le individualità in un disegno unitario; l’eredità dell’idealismo assoluto conduce così all’elevazione dello Stato a culmine del processo storico-spirituale, entro cui la libertà viene ridefinita e subordinata.

Alla luce del mutamento del contesto storico e dei due Concordati ormai alle spalle, il riferimento alla Chiesa come ostacolo non appare più sostenibile. In linea teorica, essa potrebbe concorrere oggi a sostenere una più ampia libertà di scelta educativa; tuttavia questa possibilità risulta compromessa da una trasformazione interna che si orienta verso la dimensione del “piccolo resto” (come premessa di rinascita) e, al contempo, verso forme di sincretismo religioso che ne riducono progressivamente la densità culturale e la capacità di incidere nello spazio pubblico a cominciare dal pensiero woke, soprattutto rispetto all’idea di una libertà intesa come adesione consapevole a una fede scelta e non come appartenenza determinata.In questa........

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