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L’antidoto a Trump: una foglia d’acero

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26.01.2026

Attenti a voi, quando i più piccoli s’arrabbiano! Perché finisce come nel racconto di Gulliver, con il gigante imprigionato a terra con mille fili da un esercito di lillipuziani. Un po’ la fine che spetterebbe a Donald Trump, secondo quanto illustrato a Davos il 21 gennaio scorso dal rivendicativo premier canadese, Mark Carney. Una sorta di “Papa straniero” della sinistra, questo Carney (che, infatti, è un liberale!), per un’Europa che viaggia a ranghi sparsi, tranne quando si tratta di sfiorare il ridicolo collettivo, spedendo un pugno di arditi a congelarsi solo per fronteggiare il fantasma della Us Army tra i ghiacci della Groenlandia. Vale la pena, per la sua incisività, approfondire alcuni temi fondamentali trattati da Carney, che ha voluto fare un intervento appassionato e certamente osé, tentando di ricucire un Frankenstein a partire dalla salma (ipocrita) del diritto internazionale, essendo ben cosciente che occorre confrontarsi alla pari a seguito del ritorno della forza nei rapporti tra grandi potenze mondiali. Citando l’aforisma di Tucidide, per cui “i forti fanno ciò che possono, e i deboli soffrono ciò che devono”, si critica l’atteggiamento servile e accondiscendente dei Paesi più piccoli che, per quieto vivere e bisogno di protezione, tendono ad allinearsi e ad assecondare la volontà della Nazione egemone. Per contrastare la tendenza, si invita a prendere spunto dal saggio Il Potere dei senza potere di Václav Havel, in cui viene spiegato come un potere che tutti odiano riesce a stare in piedi, finché non si trova il primo che riesce a dire “il Re è nudo” (nel caso di Havel, il negoziante che un bel giorno rifiuta di esporre fuori dalla sua bottega il cartello “Lavoratori di tutto il mondo unitevi!”), provocando così per emulazione l’effetto valanga e la caduta del regime, dato che non si “può vivere nella menzogna (del potere)”.

Per decenni,........

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