“Falstaff, l’arte di farla franca”
Ricordate quelle bellissime e drammatiche immagini di Forrest Gump, in un film del 1994, ambientato ai tempi del Vietnam, quando il protagonista tenta di salvare, caricandoselo sulle sue spalle, un commilitone afroamericano mortalmente ferito, che continuava a parlare, parlare, per ritardare (inutilmente) l’arrivo della morte? Ebbene, qualcosa di simile accade nello spettacolo teatrale Falstaff di Emilio Solfrizzi, per la regia di Davide Sacco, in scena al Teatro Quirino - Vittorio Gassman fino al 17 maggio. Quale è il momento della vita in cui si guadagna veramente la libertà, sentendosi finalmente liberi, se non quando si è del tutto stanchi di recitare sé stessi, nel vano tentativo di ingannare la morte, che finalmente ti prende liberandoti definitivamente dai tuoi “blue devils”, o diavoli blu? Espressione molto in voga quest’ultima sin dal XVII secolo, per descrivere uno stato di profonda tristezza, malinconia o agitazione. E chi se non Solfrizzi può rappresentare al meglio lo spleen blue di questo personaggio, sorta di minotauro artistico, per la metà superiore del corpo figura mitica dello shakespeariano Falstaff di Le allegre comari di Windsor, e per l’altra metà toro da monta del molieriano Don Giovanni? Così, per tutta la durata dello spettacolo, compreso il suo drammatico finale, e senza mai fermarsi un attimo, Solfrizzi prova a spiegare come si........
