Tadej Pogačar, il mito contemporaneo del ciclismo
Nel ciclismo contemporaneo, dominato da tecnologia, marginal gains e strategie iper-calcolate, la figura di Tadej Pogačar emerge come una straordinaria anomalia storica: un corridore capace di riportare l’imprevedibilità, la fantasia e la dimensione epica al centro della competizione. In lui convivono il calcolo e l’istinto, la scienza dell’allenamento e l’arte dell’attacco. Ma soprattutto, si manifesta una qualità rarissima: la capacità di trasformare la vittoria in racconto restituendo al ciclismo una dimensione epica, narrativa, che sembrava conclusa, sacrificata alla meccanicità (se vuoi, robotica) dell’atletismo.
IL TOUR COME CONSACRAZIONE MITICA
La prima vera investitura mitologica avviene al Tour de France del 2020. In un contesto già segnato dall’incertezza globale, Pogačar compie un rovesciamento narrativo che richiama i grandi colpi di scena della storia sportiva: nella cronometro finale della Planche des Belles Filles, ribalta la classifica generale, strappando la maglia gialla al connazionale Primož Roglič.
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