Silvio Lanaro, lo storico che insegnò a leggere l’Italia attraverso il Veneto
Nel panorama della storiografia italiana del secondo Novecento pochi studiosi hanno saputo coniugare, come Silvio Lanaro, profondità interpretativa, eleganza della scrittura e capacità di trasformare una storia regionale in una chiave di lettura dell’intera vicenda nazionale. La sua opera rappresenta ancora oggi uno dei contributi più originali alla comprensione dell’Italia contemporanea, non soltanto per le innovazioni metodologiche introdotte nello studio del Veneto, ma soprattutto per aver dimostrato come la storia di un territorio possa costituire uno straordinario osservatorio privilegiato per comprendere i grandi processi politici, economici e culturali che hanno accompagnato la costruzione dello Stato unitario e della Repubblica.
Quando Silvio Lanaro scomparve, il 23 giugno 2013, all’età di settant’anni, l’Università di Padova e l’intera comunità degli storici italiani persero uno dei loro interpreti più originali. Mario Isnenghi, nel commosso ricordo pronunciato nel cortile del Bo, lo definì “il solista del rigore e dell’affabulazione”, cogliendo probabilmente meglio di chiunque altro la cifra distintiva del suo lavoro: la capacità di unire severità scientifica e straordinaria qualità narrativa.
Nato a Schio il 14 agosto 1942 e cresciuto a Malo, Lanaro si formò all’Università di Padova sotto la guida di Federico Seneca. L’ambiente padovano, storicamente caratterizzato dall’incontro fra storia politica, storia economica e storia sociale, contribuì in modo decisivo alla definizione della sua personalità scientifica. Dopo gli studi universitari rimase nello stesso Ateneo, dove avrebbe insegnato dapprima Storia del Risorgimento e successivamente Storia contemporanea, formando numerose generazioni di studiosi.
Fin dagli esordi Lanaro mostrò una certa insofferenza verso le tradizionali compartimentazioni disciplinari. La sua ricerca non separava mai rigidamente storia politica, economia, sociologia, cultura e geografia, ma tendeva piuttosto a ricostruire la complessità dei processi storici attraverso un dialogo continuo fra differenti prospettive interpretative. Tale impostazione derivava certamente dalla lezione della storiografia francese delle Annales, ma........
