La tortura dei plexiglass nel carcere di Cosenza
Nel disinteresse della sinistra, la battaglia “radicale” è di destra
Del caso Alemanno e della giustizia a geometria variabile ‒ indulgente con taluni e intransigente con altri ‒ della necessità, per un Paese civile, dell’implementazione delle pene alternative alla detenzione e dell’inconsistenza concreta di alcune fattispecie di reato, ne ho scritto su questo giornale la settimana scorsa a qualche giorno di distanza dalla scarcerazione dell’ex sindaco di Roma ed ex ministro.
Ma oltre il dato prettamente politico-giudiziario, come in quella sede precisavo, questa vicenda rappresenta soprattutto un report fondamentale sulla condizione delle carceri italiane, dato che Gianni Alemanno ha trasformato il periodo trascorso dietro le sbarre in una battaglia di civiltà attraverso la condivisione di un “diario di cella” costringendo le istituzioni, per forza di cose, all’attenzione sulle condizioni disumane nelle quali molti detenuti sono costretti a vivere.
La piaga comune di gran parte degli istituti penitenziari italiani, infatti, va oltre la pena: celle sovraffollate, caldo insopportabile, carenze igienico-sanitarie, criticità strutturali, assenza di privacy (circostanze di cui si fa sempre un gran parlare, ma........
