La saldatura dei conflitti in atto
Le dinamiche dei conflitti possono apparentemente sorprendere, ma indugiando sulla osservazione delle loro evoluzioni, involuzioni o stagnazioni, si palesano sviluppi tutt’altro che sorprendenti. È noto come la lunga guerra tra Russia e Ucraina, che ha superato la durata della II Guerra Mondiale, sia in una fase di stallo attivo, ovvero non si notano tendenze che favoriscono il successo russo nonostante “l’uso illimitato (o quasi) della forza bruta” (Carl Von Clausewitz), come non si riscontrano azioni ucraine da sbilanciare gli esiti. Insomma una guerra dalla escalation in verticale con l’aumento continuo della forza di fuoco da ambo le parti tramite il veloce sviluppo di sistemi tecnologici bellici, soprattutto ucraini, che drammatizzano ulteriormente lo scenario.
Allo stesso tempo, anche se la durata è ancora computabile in mesi, ad oggi sei contro i quattro anni e sei mesi della guerra di Vladimir Putin, il conflitto di Donald Trump contro Teheran, ha raggiunto un punto morto strategico. Il regime degli ayatollah-pasdaran sta incassando i feroci, ma sempre più centellinati, bombardamenti americani, e come reazione continua ad attaccare con le batterie balistiche perfettamente efficienti, i Paesi arabi alleati di Trump nella regione e nel Golfo, Giordania, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar e Kuwait. Se l’escalation in verticale è oramai una costante, l’escalation in orizzontale, ovvero l’allargamento ad altri Paesi, è stata fino ad ora volutamente semi occultata, salvo i casi noti di collaborazionismo più o meno soft da........
