“Il nemico è a Teheran!”
In questi giorni drammatici di guerra, il regime sanguinario della dittatura teocratica al potere ancora in Iran ha impiccato quattro membri dei Mojahedin del Popolo: Mohammad Taghavi, cinquantenne, e Akbar Daneshvar, sessantenne, giustiziati il 30 marzo; Puya Ghobadi, trentatreenne, e Babak Alipour, trentaquattrenne, il 31 marzo.
Già nel 1980 l’ayatollah Khomeini, fondatore del regime, aveva dichiarato che “il nemico è qui, a Teheran”, indicando nei Mojahedin del Popolo la minaccia più grave per il suo regime reazionario. Quella logica del “nemico principale” non è mai cambiata. Chi non finge di non vedere sa bene che il vero avverso del regime dei mullà è il popolo iraniano e la sua resistenza organizzata. Il regime, pur nel suo declino, non può permettersi di ignorarlo, perché è la sua negazione.
Se gli eventi e i comportamenti del regime, uniti a decenni di politica di appeasement, hanno contribuito a incendiare la guerra in Iran, l’arrivo di una primavera di rivoluzione resta comunque inevitabile; arriverà.
Da molti anni la grande maggioranza degli iraniani sa che l’unica soluzione ai propri problemi è il rovesciamento della dittatura teocratica, e per questo è scesa in strada pagando un prezzo........
