La Chiesa del futuro passa per Écône
La scomunica di Leone XIV per i lefebvriani è arrivata: alcuni membri della comunità scismatica svizzera sono stati raggiunti dal provvedimento più drastico che la Chiesa cattolica possa riservare a coloro che si staccano apertamente alla dottrina. “Scisma”, dopotutto, significa rottura. Ma in questi giorni la stampa non fa altro che mettere “Scisma” come titolo sensazionalistico, non sapendo che questa divisione è in atto già da decenni. Ha inizio tutto nel 1970, quando l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre (nella foto in basso) fonda – con l’iniziale approvazione del vescovo di Friburgo – la Comunità sacerdotale San Pio X. In buona sostanza, Lefebvre – e ovviamente coloro che decisero di far parte del movimento “scismatico” – non accettava molte delle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, che si era concluso alcuni anni prima. Libertà religiosa, ecumenismo, dialogo religioso, nuova prassi liturgica: sono queste le novità mai accettate dai membri della San Pio X.
La loro idea era di continuare a vivere la Chiesa, nei suoi aspetti dottrinali e liturgici, come se il concilio voluto da Angelo Giuseppe Roncalli – e chiuso da Giovanni Battista Montini – non ci fosse mai stato, come se quella breve parentesi a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta non avesse prodotto alcun risultato. Rimanere fedeli alla tradizione, al secolare deposito culturale e spirituale dell’istituzione, senza accettare alcuna interpretazione che riflettesse la secolarizzazione della Chiesa, quindi la sua introduzione – rapida o meno – nel tessuto sociale fibrillante degli anni delle rivoluzioni giovanili, degli scioperi e dei nuovi diritti. Nel 1976 Lefebvre ha consacrato ad Écône, in Svizzera, alcuni sacerdoti e, non avendo ovviamente l’approvazione papale, fu sospeso a divinis. Negli anni non c’è stato un totale isolamento della comunità, anche perché i pontefici successivi hanno tentato più volte le strade del dialogo e........
