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Se a gonfiarsi le tasche sono i delinquenti

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01.03.2026

Dobbiamo un sentito ringraziamento alla collega Lodovica Bulian che, dalle colonne de Il Giornale, si è presa la briga di citare alcuni casi – i più eclatanti – in cui dei criminali, o le loro famiglie, hanno ottenuto cospicui risarcimenti economici dalle vittime riconosciute dalla giustizia ree di eccesso di legittima difesa. Si tratta di un argomento che ci sta a cuore, già affrontato in passato. Si fa un gran parlare di sicurezza dei cittadini, si fanno campagne elettorali centrate su questo tema e poi, quando c’è da passare dalle parole ai fatti, la politica nicchia. Tutta, da sinistra a destra. Ora, che lo faccia la sinistra è comprensibile, anche se non giustificabile. Ma non è accettabile che sia la destra ad annaspare quando c’è da rimettere in equilibrio la bilancia della giustizia vera. La sensazione (sgradevole) avvertita restituisce l’idea di una destra timida e claudicante a legiferare quando si tratta di trasferire in vivo, nel corpo della società, i capisaldi della propria visione ideologica. Quasi provasse imbarazzo a sostenerli in presenza di una debordante narrazione buonista, distorsiva della realtà.

La questione dei risarcimenti ai malavitosi incorsi in “incidenti sul lavoro” è un indicatore del clima d’accettazione sociale di un diritto prevalente dell’individuo che delinque sulla fattualità stessa della sua azione criminale. Se ancora vi chiedeste cosa sia il mondo alla rovescia di cui spesso si sente parlare, adesso ne avreste un esempio concreto. In un contesto filosofico/religioso nel quale il primato della vita umana, di qualunque vita, debba essere sempre e in ogni caso riconosciuto, si materializzano le peggiori aberrazioni, non giuridiche ma morali. E sostanziali. Un esempio tra quelli citati dalla Bulian. La notte del 20 settembre del 2020, alle 4 del mattino in via Paolo di Dono, quartiere Eur di Roma, una pattuglia di carabinieri intercetta un ladro intento a rubare in un’azienda. Il malvivente – successivamente identificato nella persona di Jamal Badawi, siriano di anni 56 – reagisce ferendo uno dei militari dell’Arma con un cacciavite.

Un altro carabiniere – Emanuele Marroccella – temendo per la vita del suo collega esplode due colpi di arma da fuoco, ferendo mortalmente il ladro in fuga. L’indagine avviata nei confronti del Marroccella per l’ipotesi di reato di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi si chiude, lo scorso 7 gennaio, con una condanna in primo grado a tre anni di reclusione. Ma non è solo la sanzione penale a........

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