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Mario Roggero: un borghese piccolo piccolo

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wednesday

Il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, paesino delle Langhe, che ha ucciso due rapinatori appena usciti dal suo negozio con la refurtiva, resta un brutto affare, comunque lo si giudichi. Ciò che ha fatto, la reazione fuori misura secondo gli standard dello Stato di diritto; la rabbia, repressa e poi deflagrata in un colpo solo; l’orgoglio, prima ferito dalla violenza dei rapinatori e immediatamente sanato dalla loro morte, il senso vissuto di un atto di giustizia compiuto in luogo dello Stato, raccontano la storia di un uomo che si è trasformato in giustiziere suo malgrado.

Roggero è l’Alberto Sordi, eroe tragico di una frattura irreversibile del pactum societatis di Un borghese piccolo piccolo, diretto sul grande schermo da un superlativo Mario Monicelli e tratto dalla penna di Vincenzo Cerami; è il sintomo non la causa di una società che si è maledettamente incarognita, nella quale vivere è sempre più impresa improba; dove bianco e nero non hanno più cittadinanza se non nelle infinite sfumature di grigio di cui si colora il registro monocromatico della quotidianità.

Roggero è il vindice delegato dalla maggioranza silenziosa a fare ciò che deve essere fatto per rimettere in equilibrio la bilancia della giustizia sostanziale, inceppatasi sul rigore inossidabile della legge formale.

Roggero è colpevole di duplice omicidio e di un tentato omicidio ai danni dei criminali che qualche istante prima che lui intervenisse a compiere l’atto riparatore avevano con violenza esercitata sui suoi familiari preso la sua roba, senza averne alcun diritto. Già, “la roba”. Quella cosa che, in una società segnata da tracce di ottocentesco moralismo verghiano, viene sempre e comunque dopo la vita umana, qualunque vita sia, a prescindere dalla dignità e dallo spessore etico che dovrebbe contraddistinguerla. Come se difendere “la roba” fosse lo stigma di un’irredimibile radice del male in colui che non riesce a essere “british” nell’accettare con fair play che gliela portino via. Eppure, Roggero ha ucciso per difenderla, insieme al riflesso primordiale, pavloviano, automatico a difendere la famiglia, l’amata, la prole. Sentimenti blasfemi per il politicamente corretto che necessitano della più severa sanzione. Il suo dovere, agli occhi dei buonisti, sarebbe stato di porgere l’altra guancia, non di una Sfida all’o.k. corral con i delinquenti. Ora è in carcere a scontare una condanna che........

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