La sinistra: o Quirinale, o morte
Non c’è gloria nel dire: l’avevamo detto. Eppure, sono anni che non facciamo che ripeterlo: la linea rossa, invalicabile, su cui è attestata la sinistra nel tempo storico della Seconda Repubblica è la difesa a oltranza della presenza di un proprio uomo al Quirinale. Lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo che la permanenza al potere in Italia del fronte progressista non è mai passata per le urne -che i “compagni” giudicano un fastidioso intralcio al loro diritto “divino” di guidare la nazione – ma per il luogo supremo – la presidenza della Repubblica – dove la volontà popolare può essere temperata, se non stravolta, dalla “saggezza” di un capo dello Stato in grado di stabilire cosa sia più salutare e opportuno per il popolo. Perciò, nessuno stupore, nessuna meraviglia per le parole di Matteo Renzi il quale, come l’anziana pettegola di una canzone del De André (Fabrizio), non potendo dare il cattivo esempio, dispensa buoni consigli. Matteo Renzi scopre l’acqua calda nel rivelare che bisogna fare l’impossibile a sinistra per evitare l’inverarsi di una catastrofe all’indomani del voto alle politiche del 2027: il formarsi di una maggioranza di centrodestra in grado, per la prima volta nella stagione della Seconda repubblica, di eleggere il successore di Sergio Mattarella, nel 2029, proveniente dalla propria area. Per lui e per i sodali del “campo largo” ( o come diamine si chiama questa mattina l’ammucchiata a sinistra) si tratterebbe di garantire il bilanciamento dei poteri istituzionali nel caso di una vittoria elettorale del centrodestra che riporterebbe Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
Falso e ipocrita. Qui la democrazia liberale non c’entra un fico secco. La verità è che la sinistra – dall’exploit imprevisto dell’outsider Silvio Berlusconi nel 1994 – ha concepito la poltrona quirinalizia alla stregua di caposaldo dal quale tenere sotto scacco la volontà popolare. Quindi, da conquistare a ogni costo valorizzando la presenza “interventista” del capo dello Stato, passato da figura “notarile” assunta nella Prima Repubblica, a tessitore occulto, nella Seconda, di maggioranze parlamentari e di Governi affini al suo orientamento politico e ideale. Non a caso la sinistra della seconda........
