Il virus spagnolo
La Spagna tornerà alle urne il prossimo 29 novembre. Lo ha deciso il premier, il socialista Pedro Sánchez. Una mossa astuta per ribaltare i pronostici negativi, aggravati dalla pessima gestione del fenomeno immigratorio che ha conosciuto con la vicenda di Ceuta il suo acme. Sánchez lascia e raddoppia, con una nazione in fiamme a dimostrazione che i “compagni” quando è in gioco il potere non guardano in faccia a nessuno. E, soprattutto, non badano a salvaguardare l’interesse nazionale se questo va a discapito di quello di parte. La loro parte.
Ma andiamo con ordine. Il Governo madrileno approva lo scorso 29 settembre due decreti-legge sulla questione abitativa, che in Spagna è diventata un’emergenza nazionale. Il Congresso dei deputati, il 2 ottobre, li boccia. Il primo viene respinto con 178 voti contrari su 172 favorevoli; il secondo finisce 184 a 166 per il no. La precaria maggioranza che fin qui ha retto il Governo “rosso” di Pedro Sánchez si sgretola. A votare con le opposizioni è la pattuglia parlamentare di Junts, il partito indipendentista catalano d’ispirazione conservatrice che, a livello nazionale, ha sostenuto la maggioranza di sinistra. Politicamente, un terremoto. Ma perché i “decreti” hanno spaccato la nazione? Cosa contenevano di tanto dirompente? Per semplificare: il premier, pur di arginare il problema del caro-affitti che trascina con sé la crisi abitativa, ha messo a punto un piano di tipo sovietico per colpire i diritti dei proprietari a vantaggio esclusivo degli affittuari.
In particolare: introduzione di proroghe automatiche di due anni ai contratti in scadenza entro il 31 dicembre 2028; blocco degli aumenti degli affitti con limite fissato al 2 per cento fino al 2027; blocco degli sfratti in danno dei cosiddetti “vulnerabili”; limitazione alla speculazione immobiliare dei grandi fondi d’investimento; regole draconiane per il mercato degli affitti brevi. Questi i punti salienti dell’intervento governativo. Un’iniziativa dal vago retrogusto comunista la cui bocciatura parlamentare ha provocato un’immediata risposta di piazza.
La protesta si è rivolta non contro Sánchez – il quale nelle more della gestione corrente ha assicurato che confermerà l’applicazione dei decreti ancorché bocciati dall’organo parlamentare – ma a suo favore, al punto da convincerlo a cavalcare l’onda del consenso popolare in vista di un ribaltamento dei pronostici elettorali. La spregiudicatezza del premier, sebbene deprecabile dal punto di vista etico, ha un evidente fondamento politico. E........
