Attacco all’Iran: il lato giusto della Storia
La situazione nell’area del Golfo Persico s’infiamma e c’è chi ne approfitta per buttare benzina sul fuoco. Giocano a spaventare l’opinione pubblica pronosticando sciagure per le tasche dei cittadini a causa dell’inarrestabile corsa agli aumenti dei prezzi del gas e del petrolio, prossima a innescarsi. Ragazzi, calma e gesso! Non lasciamoci prendere dalla paura e dalle ricostruzioni catastrofiste della realtà messe in campo a puro scopo di profitto elettorale da una sinistra continentale in evidente deficit di consenso.
Anche qui, in Italia. Vi è un’oggettiva lievitazione del costo della materia prima energetica che ha fatto fibrillare i mercati. Nulla che non possa essere tenuto a bada. Non siamo negli anni Settanta dello scorso secolo, quando la guerra in Medio Oriente determinò un reale shock petrolifero. E non siamo neppure alla crisi di ieri l’altro, quando nel 2022, a seguito dello scoppio della guerra russo-ucraina, la speculazione esplose alla grande, in particolare sul prezzo del gas.
Oggi raccontiamo un’altra storia, dalla quale vanno cassati gli isterismi ingiustificati. Permane, a lungo andare, un rischio speculazione che potrebbe creare problemi alle famiglie e alle imprese italiane? Certamente sì, ma il premier Giorgia Meloni, solitamente restia a straparlare, ha pronunciato parole chiare sulla questione: “Arera (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) ha istituito una apposita task force soprattutto per monitorare i prezzi del gas e voglio dire che anche se non dipende solo dall’Italia, purtroppo, faremo tutto quello che possiamo per non darla vinta alla speculazione. Io sono pronta anche a reagire aumentando le tasse ad aziende che eventualmente dovessero speculare per rimettere i proventi sul taglio delle bollette”. Della serie: nessuno provi a fare il furbo, che la paga cara. Le crediamo? Sì. D’altro canto, perché non dovremmo? Per fare un favore all’opposizione? A quelli lì, nemici giurati dell’interesse nazionale, anche no.
In Italia, il problema principale lo abbiamo con l’approvvigionamento di gas, dopo la decisione (improvvida) di chiudere il rubinetto russo. Dovremmo allora preoccuparci della chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, provocata dalle minacce dei pasdaran iraniani? I Paesi asiatici probabilmente sì, l’Italia assai meno perché il gas (Gln) esportato dal Qatar, maggiore produttore dell’area, che copre il 20 per cento della domanda globale, ha assicurato il soddisfacimento del fabbisogno........
