#Albait. I criminali sono stranieri?
Quando si parla di sicurezza, un tempo si sentivano gli strali di Umberto Bossi. Oggi ad alzare la voce è il generale Roberto Vannacci. La realtà dice che i due terzi dei detenuti sono italiani. Tra i giovani, la percentuale di italiani diminuisce leggermente: 242 su 572: il 40 per cento. Nel corso di alcune attività che facciamo seguendo il metodo Emo2 dell’associazione Ali Emozioni in Movimento, ho avuto modo di chiedere ad alcuni giovani detenuti immigrati quanto tempo fosse passato tra l’arrivo in Italia e l’arresto. La risposta, non scientifica, è di sei mesi.
LA CRIMINALITÀ GIOVANILE
Perché sei mesi? L’idea che mi sono fatto è che quello è il tempo necessario per essere noti nell’ambiente dove avvengono i crimini. O il tempo necessario per non rispettare più nemmeno delle minime regole di prudenza. Ma se si seguono le serie storiche, si scopre che c’è una forma di stabilità dei numeri per la criminalità, specie giovanile. Tanti anni fa un giudice che ha lasciato un bel ricordo di sé, Giambattista Scidà, spiegò che Catania era una città con il record di delinquenza giovanile da trent’anni. Scidà è morto nel 2011, Catania continua a detenere quel record. Gli stranieri sono ininfluenti.
OFFERTA E DOMANDA D’IMPIEGO CRIMINALE
È la consueta regola dell’offerta e della domanda. Se c’è offerta di impiego criminale, ci sarà chi lo esegue. Nel mondo del lavoro le cose sono leggermente diverse, ovviamente. L’offerta si sviluppa sul versante della manodopera. E infatti molta parte dei reati sembrano non organizzati. Ma spaccio e spesso i reati violenti hanno una relazione con la........
