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Ivan Cottini: “La fragilità può diventare la nostra più grande forza”

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12.06.2026

Dalla danza ai grandi palcoscenici, il ballerino racconta la sua sfida alla malattia e denuncia: “La disabilità va raccontata senza ipocrisie e pregiudizi, non solo quando conviene”.

La storia di Ivan Cottini è quella di un uomo che ha scelto di non arrendersi alla sclerosi multipla, trasformando una diagnosi difficile in un percorso di consapevolezza, coraggio e ispirazione.

Ex modello e ballerino, Ivan Cottini ha trovato proprio nella danza uno strumento per reagire alla malattia e continuare a esprimere sé stesso, arrivando a esibirsi su alcuni dei palcoscenici più prestigiosi d’Italia, da Amici al Festival di Sanremo. racconta ogni giorno una disabilità lontana dagli stereotipi, dimostrando che limiti e difficoltà non impediscono di essere protagonisti della propria vita.

In questa intervista affronta senza retorica temi spesso raccontati attraverso luoghi comuni e semplificazioni: il rapporto con la sclerosi multipla, il valore dell’inclusione, le difficoltà che ancora incontrano le persone con disabilità nel mondo del lavoro e il rischio di una narrazione pubblica fatta di ipocrisie e pregiudizi.

Tua figlia Viola è spesso al centro dei tuoi racconti. Hai detto che è stata la tua “cura”. In che modo la sua presenza ha cambiato il tuo approccio alla malattia e alla vita quotidiana?

Hai detto “è stata”, ma mia figlia è la mia cura quotidiana. Quando sono giù, quando arrivano quei momenti di smarrimento o di pianto, mi rifugio in Viola, nel suo sorriso. Ripenso alle tante cose belle che abbiamo fatto insieme e da lì riparto. Lei è la mia forza.

Quando la diagnosi di sclerosi multipla ha sconvolto i tuoi progetti di vita, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che la danza sarebbe diventata la tua forma di rinascita?

Ho iniziato a danzare quando ero già malato. Prima della diagnosi non avevo mai ballato: lavoravo come modello e indossatore. La danza è arrivata al secondo anno di malattia e, come spesso accade, le cose più belle arrivano quando meno te le aspetti.

Era qualcosa di lontanissimo dal mio mondo. Ero il classico ragazzo che andava in discoteca e restava appoggiato al muro perché non amava né la musica né il caos. Poi mi invitarono a........

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