“Magnifica Humanitas”: l’umanità oltre il latifondo digitale
A 135 anni dalla Rerum novarum, la lettera enciclica “Magnifica Humanitas” affronta i temi dei monopoli algoritmici e della manipolazione del consenso: una sfida che investe le categorie della politica, del diritto e della libertà
Ogni documento del Magistero che intenda parlare al proprio tempo e non solo alla propria comunità di fede deve confrontarsi con una doppia sfida: essere fedele a una tradizione senza ridursi a ripeterla e affrontare il nuovo senza dissolversi in esso. La Magnifica Humanitas, lettera enciclica di Leone XIV pubblicata il 25 maggio scorso, firmata il 15 maggio in occasione del 135° anniversario della Rerum novarum, affronta questa doppia sfida con consapevolezza metodologica esplicita e con un apparato argomentativo che merita attenzione. La struttura del testo pontificio si articola intorno a sei principi fondativi, la dignità inalienabile della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà e la giustizia sociale, che vengono prima affermati nelle loro radici dottrinali e poi applicati, con grado variabile di profondità, alle questioni della transizione digitale, del lavoro, dell'educazione e della pace.
Il punto di partenza della Magnifica Humanitas non è la tecnologia ma la persona. Leone XIV, richiamando il filo che da Leone XIII attraversa tutto il magistero sociale del Novecento, ribadisce con fermezza che la dignità della persona umana è ontologicamente anteriore a qualsiasi configurazione storica, economica o scientifica della società e che nessuna efficienza, nessun ottimismo progressista, nessuna promessa di potenziamento può legittimare la sua compromissione. Il documento afferma con nettezza che “affidare, nei fatti, a un algoritmo il potere di selezionare chi merita e chi no, senza che nessuno si assuma più il peso della decisione, significa affidargli il compito di ridefinire i confini delle possibilità umane”. E aggiunge “ciò che viene meno, in questo processo, non è solo l'empatia verso l'escluso, che può essere imitata artificialmente, ma la responsabilità politica, perché lo scarto dei deboli viene ammantato di neutralità e oggettività, davanti alle quali è impossibile protestare”. Il problema quindi è che l'algoritmo produce l'illusione di una scelta imparziale, sottraendo al processo la categoria stessa di responsabilità. L'ingiustizia si fa silenziosa, come scrive Leone XIV e ciò è più pericoloso di quella dichiarata, che almeno permette la protesta.
Su questo punto, chi scrive si riconosce pienamente nella tesi del pontefice e già nel 2023 su queste colonne argomentava che un elaboratore elettronico “acquisisce e rielabora informazioni secondo un algoritmo programmato da un essere umano ma mai autonomamente”, che la sua apparente indipendenza di giudizio è statistica, non intelligente nel senso proprio del termine e che la macchina è “essenzialmente stupida” non perché inefficiente, ma perché non ha un ordine interiore cioè una coscienza, come ci dice Friedrich von Hayek, proprio essa costituisce il nucleo irriducibile dell'intelligenza umana e certamente un microchip, seppur avanzato, non può sostituirla. Nel testo leonino la costruzione argomentativa sulla dignità umana trova il suo fondamento più radicale nel passaggio in cui si affronta il diritto alla vita come premessa strutturale di ogni altro diritto. Il documento afferma “il primo diritto umano è........
