Chi di audio ferisce
Il cortocircuito di Sigfrido Ranucci e la Rai “deviata”
C’è un’ironia quasi tragica nel contrappasso che sta travolgendo il giornalismo d’inchiesta nostrano. Quando il quotidiano La Verità ha diffuso i file audio registrati in privato di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e vicedirettore di Rai 3, per un attimo si è avvertito un senso di spaesamento generale.
Chi scrive non ha mai amato l’uso giornalistico delle registrazioni rubate, delle chat carpite al buio e dei fuorionda usati come clava reputazionale. Ma è impossibile non notare il ribaltamento di ruoli: il metodo che per anni ha fatto la fortuna editoriale di trasmissione come Report ˗ l’estrapolazione del frammento privato per illuminare le ombre del potere ˗ si è ritorto contro il suo interprete più celebre.
Oggi l’informazione vive in un Far West spietato, dove il confine tra diritto di cronaca e spionaggio relazionale è stato deliberatamente piallato.
Quando la sfera privata diventa merce d’intrattenimento, nessuno può dirsi davvero al sicuro, nemmeno chi quella porta l’ha spalancata per primo.
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