La rinascita di Viktor, il piccolo guerriero. «Il suo sorriso ha cancellato ogni paura»
La rinascita di Viktor, il piccolo guerriero. «Il suo sorriso ha cancellato ogni paura»
DAL KOSOVO AL PAPA GIOVANNI . Il racconto di mamma Shkurta, il trapianto di fegato e l’accoglienza a «Le Casette».
«Ogni giorno - scrive Alessandro Perissinotto - per andare al lavoro, per mangiare, per muoverci, per vivere, noi compiamo una serie infinita di atti di fiducia. Ci affidiamo agli altri, al medico che ci cura, al muratore che ha costruito la nostra casa, al pizzaiolo che ci fa mangiare, perché la fiducia ci fa vivere». Così è stato per Shkurta Zogjani e suo figlio Viktor, arrivati dal Kosovo per curare una grave malattia: si sono affidati all’Ospedale Papa Giovanni XXIII, agli Amici della pediatria, ai familiari che li hanno sostenuti, anche nei momenti più bui, senza perdere mai la speranza. Un intreccio virtuoso d’affetto speranza e gratitudine: «Non ho mai smesso di credere che le cose sarebbero migliorate, anche quando sembrava impossibile».
Il trapianto di fegato
Viktor ha subito un trapianto di fegato, che Shkurta considera un grande dono: «Le parole non saranno mai sufficienti per esprimere la nostra gratitudine per la vita che la famiglia del donatore ha offerto a nostro figlio. Grazie a questo gesto di immenso altruismo oggi lui è qui, cresce, riempie la nostra casa di quella speranza che abbiamo temuto di perdere. Onoreremo questo dono ogni giorno e porteremo sempre questa famiglia, che non conosciamo, nei nostri cuori».
Negli occhi e nei gesti di Shkurta ci sono dolcezza e determinazione: guarda con tenerezza Viktor mentre corre in giardino, ride, inciampa, si rialza. Due anni fa quel corpo minuto lottava per respirare in una culla di terapia intensiva. Oggi, dopo il trapianto, sembra aver meritato, dopo tanta sofferenza, il significato del suo nome, nella vittoria sulla malattia.
L’iter di Viktor, dalla diagnosi al trapianto
La sua storia è iniziata a Milano, in un reparto ospedaliero dove i suoi genitori l’hanno portato per sottoporlo ad alcuni esami e hanno ricevuto una diagnosi preoccupante: «Ci hanno detto che aveva seri problemi al fegato e doveva essere trasferito all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Ci hanno avvertito che il recupero poteva richiedere molti mesi o perfino anni». Shkurta e suo marito, genitori per la prima volta, erano sconvolti: «Quella notizia - ricorda lei - è stata devastante». Giorno dopo giorno il piccolo si indeboliva, rifiutava il latte, finché per nutrirlo i medici gli avevano messo un sondino. Grazie alle terapie di sostegno al funzionamento del fegato, Viktor era migliorato........
