«Ho la sclerosi multipla, una fragilità che mi ha riportato sul binario della vita»
«Ho la sclerosi multipla, una fragilità che mi ha riportato sul binario della vita»
LA STORIA. Volontario Aism, Mario Paietta ha lasciato Milano per vivere a Cerete, ha 27 anni ed è ammalato da tre.
«Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti – dice una canzone di Tiziano Ferro – che il sole esiste per tutti». Marco Paietta, 27 anni, che da tre convive con la sclerosi multipla, sembra averlo imparato davvero: l’insicurezza, l’inquietudine, la paura che la diagnosi ha insinuato in lui non sono sparite, ma ha scelto di affrontarle a viso aperto, senza smettere di cercare una luce.
Per trovare un nuovo equilibrio Marco si è lasciato alle spalle i ritmi forsennati della quotidianità milanese, rinunciando a rincorrere una vita che non gli apparteneva più. Ha scelto di vivere a Cerete, in Valle Seriana, in mezzo al verde, come un luogo in cui tornare a respirare.
Non è stato un ripiego per lui, piuttosto un nuovo inizio, da ogni punto di vista: più lento, essenziale, umano. Dopo la diagnosi, «la mia vita è completamente cambiata» osserva, e lui si è adattato, con fatica, ma senza rinunciare ai suoi sogni. Fino a qualche anno fa le sue giornate erano così piene che a volte perdeva la cognizione del tempo. Lavorava fino a 18 ore al giorno: «Mi sono sempre impegnato moltissimo - spiega -,cambiando diversi ruoli, settori e mansioni. Non mi piaceva studiare, quindi ho iniziato presto: sono passato dalla ristorazione alle spedizioni, ma ovunque andassi ce la mettevo tutta, e quando potevo facevo molti straordinari per guadagnarmi la possibilità di costruirmi il futuro che desideravo. I sacrifici non mi pesavano».
A un certo punto è riuscito a realizzare un piccolo sogno: «Ho aperto un bar, e lo desideravo da tanto. Sono una persona solare e socievole, mi piaceva molto l’idea di avere un posto tutto mio dove poter accogliere tutti, conversare, offrire momenti piacevoli. Disporre di un locale che potesse diventare anche un punto d’incontro e di riferimento per le persone». Ha messo tante energie in questo progetto, come un piccolo orizzonte da costruire con le sue mani, a cui dare il suo stile.
Poco dopo l’apertura, però, il suo corpo ha iniziato a mandargli segnali d’allarme: prima un mal di schiena insistente, poi una stanchezza che non se ne andava, a volte una strana e improvvisa debolezza, che lo faceva sentire come se fosse sul punto di svenire. «Ho fatto degli esami - osserva Marco -, ma non emergeva niente di significativo. Non riuscivo a venirne a capo, eppure sentivo che quei continui malesseri non potevano essere sottovalutati». A un certo punto si è reso conto di non riuscire più a continuare la sua vita abituale, e ha deciso, a malincuore, di chiudere il bar: «Pensavo che fosse una sospensione temporanea, e che una volta sistemati i miei problemi di salute avrei potuto riaprire».
«Non ho preso malissimo la malattia - sorride -. Mi sono........
