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«Ho la sclerosi multipla, una fragilità che mi ha riportato sul binario della vita»

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21.06.2026

«Ho la sclerosi multipla, una fragilità che mi ha riportato sul binario della vita»

LA STORIA. Volontario Aism, Mario Paietta ha lasciato Milano per vivere a Cerete, ha 27 anni ed è ammalato da tre.

«Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti – dice una canzone di Tiziano Ferro – che il sole esiste per tutti». Marco Paietta, 27 anni, che da tre convive con la sclerosi multipla, sembra averlo imparato davvero: l’insicurezza, l’inquietudine, la paura che la diagnosi ha insinuato in lui non sono sparite, ma ha scelto di affrontarle a viso aperto, senza smettere di cercare una luce.

Per trovare un nuovo equilibrio Marco si è lasciato alle spalle i ritmi forsennati della quotidianità milanese, rinunciando a rincorrere una vita che non gli apparteneva più. Ha scelto di vivere a Cerete, in Valle Seriana, in mezzo al verde, come un luogo in cui tornare a respirare.

Non è stato un ripiego per lui, piuttosto un nuovo inizio, da ogni punto di vista: più lento, essenziale, umano. Dopo la diagnosi, «la mia vita è completamente cambiata» osserva, e lui si è adattato, con fatica, ma senza rinunciare ai suoi sogni. Fino a qualche anno fa le sue giornate erano così piene che a volte perdeva la cognizione del tempo. Lavorava fino a 18 ore al giorno: «Mi sono sempre impegnato moltissimo - spiega -,cambiando diversi ruoli, settori e mansioni. Non mi piaceva studiare, quindi ho iniziato presto: sono passato dalla ristorazione alle spedizioni, ma ovunque andassi ce la mettevo tutta, e quando potevo facevo molti straordinari per guadagnarmi la possibilità di costruirmi il futuro che desideravo. I sacrifici non mi pesavano».

A un certo punto è riuscito a realizzare un piccolo sogno: «Ho aperto un bar, e lo desideravo da tanto. Sono una persona solare e socievole, mi piaceva molto l’idea di avere un posto tutto mio dove poter accogliere tutti, conversare, offrire momenti piacevoli. Disporre di un locale che potesse diventare anche un punto d’incontro e di riferimento per le persone». Ha messo tante energie in questo progetto, come un piccolo orizzonte da costruire con le sue mani, a cui dare il suo stile.

Poco dopo l’apertura, però, il suo corpo ha iniziato a mandargli segnali d’allarme: prima un mal di schiena insistente, poi una stanchezza che non se ne andava, a volte una strana e improvvisa debolezza, che lo faceva sentire come se fosse sul punto di svenire. «Ho fatto degli esami - osserva Marco -, ma non emergeva niente di significativo. Non riuscivo a venirne a capo, eppure sentivo che quei continui malesseri non potevano essere sottovalutati». A un certo punto si è reso conto di non riuscire più a continuare la sua vita abituale, e ha deciso, a malincuore, di chiudere il bar: «Pensavo che fosse una sospensione temporanea, e che una volta sistemati i miei problemi di salute avrei potuto riaprire».

«Non ho preso malissimo la malattia - sorride -. Mi sono........

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