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Digger è la miglior caricatura dei nostri tempi

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Arriva in sala Digger, una grandissima opera del messicano Alejandro González Iñárritu – al suo nuovo film in lingua inglese dopo The revenant – con un incredibile e inatteso Tom Cruise. Come fare un film serio su una situazione, statunitense e mondiale, tanto grave, con una leadership politica a tal punto grottesca? E se si scegliesse la satira, come farla con un presidente così autocaricaturale come Donald Trump? La risposta è semplice. Con una satira e una narrazione lei stessa tutta scassata, e soprattutto un presidente e un governo ultracaricaturali, forse addirittura oltre la caricatura.

Tutto è oltre in Digger. Tutto è macilento, anchilosato. E anche quando non lo è, come nel caso dei pochi personaggi più giovani, è insulso a tal punto da essere preso a calci dagli stessi uomini ultracaricaturali. Tutto è vecchio, nel senso peggiore del termine. E la cosa investe addirittura il capitalista stesso, Digger, che dà il titolo al film con il suo nome (digger è l’escavatore, qui usato per estrarre petrolio), interpretato da un grandioso Tom Cruise, irriconoscibile. Un’altra persona, un altro Tom Cruise.

Digger è un petroliere le cui estrazioni senza freni provocano un collasso nell’Artico, facendo staccare un gigantesco iceberg che per via delle correnti ha buone possibilità di schiantarsi sull’Europa, in particolare sui Paesi Bassi, generando onde gigantesche in grado di sommergere le città e provocare milioni di morti. Ma per Digger questo è l’ultimo dei problemi, essendo molto più interessato alla salute del suo gatto, peraltro anch’esso posticcio, quasi finto.

Iconicamente, Digger rimanda chiaramente all’immagine classica del petroliere con il suo completo e soprattutto la sua cravattina a cappio.

Il suo cognome, Rockwell, è invece un’allusione evidente ai........

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