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Promesse, sacrifici e gol: perché Igor Protti è diventato una leggenda del Livorno

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19.06.2026

Promesse, sacrifici e gol: perché Igor Protti è diventato una leggenda del Livorno

Innamorato della città dove era arrivato diciottenne, sorprese tutti con una frase. Undici anni dopo rinunciò a tanti soldi pur di vestire l’amaranto: e iniziò la scalata

Ci sono campioni che diventano bandiere perché non se ne vanno mai. E poi ci sono uomini che partono promettendo di tornare. La storia di Igor Protti appartiene a questa seconda, rarissima categoria. È forse il caso più puro dello sport italiano: lasciare la squadra che ti ha lanciato, costruire una carriera lontano, rinunciare a soldi e comodità per mantenere una parola data e riportare quel club dove aveva sempre sognato di rivederlo. Doveva essere la Serie B. Sarebbe diventata addirittura la Serie A sotto gli occhi di Carlo Azeglio Ciampi, in tribuna con Spinelli. Un calciatore che sembra uscito dai “canchitas” (piccoli campi) o “potreros” quando si tratta di terreni di fortuna argentini o uruguagi. Passione allo stato puro, dove a volte il calciatore è anche tifoso. Se ha la fortuna di giocare nella squadra del cuore. E dove il calcio è una celebrazione della vita condivisa, dove il popolo trova una voce, una memoria e un’identità collettiva. Dove il tifoso vive emozioni autentiche insieme agli altri, trasformando lo stadio in un luogo di appartenenza e di speranza. Un riferimento particolarmente significativo ci arriva da Eduardo Galeano, con Splendori e miserie del gioco del calcio, nel brano “Il tifoso”, in cui “si può cambiare donna, partito politico o religione, ma mai la squadra del cuore”. Il tifo diventa un atto d’amore fedele, popolare e profondamente umano: un legame che unisce la passione per il gioco a quella per la gente e per la vita stessa. Ecco chi è stato Igor. Nel recente film dedicato alla sua vita, uno dei passaggi più significativi riguarda l’estate del 1999. La trattativa con Aldo Spinelli sembrava destinata a saltare. Il procuratore non trovava l’accordo. Allora Protti salì in macchina e raggiunse direttamente il presidente a Genova.........

© Il Tirreno