«Salviamo la Torre di Calafuria», un comitato per il gioiello-simbolo
«Salviamo la Torre di Calafuria», un comitato per il gioiello-simbolo
È una struttura del ‘500 che ha bisogno di robusti interventi di manutenzione: il bando per assegnarlo ad associazioni del Terzo settore è andato deserto
LIVORNO. Una mobilitazione nata sui social, cresciuta in poche ore e che ha superato le mille adesioni. La Torre di Calafuria torna al centro dell’attenzione cittadina con l’iniziativa di Federico Maria Sardelli e Daniele Caluri, promotori del comitato civico “Salviamo la Torre di Calafuria”. La chiamata a raccolta, alimentata dalle immagini del degrado, è diventata un’azione organizzata, sostenuta anche dalla Fondazione Uberti Trossi, che unisce pressione popolare, iniziativa istituzionale e un passo formale verso l’Agenzia del Demanio, proprietaria del bene.
Il contesto e il comitato
«Siamo già oltre il migliaio ed è un dato importante – spiega Sardelli – perché ci interessa raccogliere cittadini che facciano sentire la propria voce». Il punto è evitare che tutto si esaurisca in una petizione destinata a rimanere sulla carta. «Le raccolte di firme valgono fino a un certo punto. È importante che un consigliere abbia preparato un documento e lo abbia portato in consiglio: serve a farne parlare e a smuovere le acque».
Il riferimento è alla mozione predisposta da Andrea Morini (gruppo misto), presidente della commissione Affari istituzionali, destinata alla firma trasversale. Il documento impegna sindaco e giunta a sollecitare il Demanio affinché verifichi le condizioni della torre e avvii gli interventi necessari alla messa in sicurezza, su erosione, infiltrazioni, murature e copertura. Chiede inoltre al Comune di sostenere il comitato, monitorare la procedura di concessione agevolata avviata nel 2025 e........
