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Matteo Dinelli, l’avvocato morto a 59 anni. In un’intervista (mai uscita prima) ci raccontò il tumore: la diagnosi, la battaglia e gli insegnamenti

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21.01.2026

livorno

cronaca

LIVORNO. «Nella malattia sei solo. È quello che ti fotte. Io il tumore me lo sono immaginato, l’ho visualizzato mentre per ore stavo seduto sulla sedia di vimini nel giardino di casa. Ci ho anche parlato. L’ho visto come un esserino, un cubo animato, una specie di polpettone. Gli dicevo: “Io non ce l’ho con te, ma ora ti devi levare dal cazzo”. Eppure riflettere sulle cose mi ha fatto bene, mi ha aiutato. Ho capito meglio gli altri e me stesso. Ti faccio un esempio: in questo periodo ho cercato di eliminare tutte le energie negative. Nella vita ho sempre avuto buoni rapporti con tutti. Come indole non sono un rancoroso, ma c’erano cinque persone che non salutavo più da tempo. Ho fatto pace anche con loro, li ho riabilitati. Perché ho capito che o fai del bene a te stesso, o fai del bene agli altri. Invece oggi si cerca di fare del bene a sé stessi facendo male agli altri. Lo vedo anche nel lavoro. Per questo credo che lo sport di squadra sia una medicina: ti insegna un sacco di cose».

Due aprile 2024. Tarda mattina. Matteo Dinelli, scomparso sabato a 59 anni, è seduto dietro alla scrivania del suo ufficio legale in corso Amedeo 37. Fuori il via vai di auto, motorini e autobus. Dentro il silenzio. Matteo è tornato al suo lavoro di avvocato da poche settimane dopo la diagnosi del tumore all’esofago al terzo stadio, l’operazione, la chemio, la sofferenza psicologica, i dolori lancinanti, le lacrime, la voglia di rinascere. «Sono stato più di un anno senza venire in studio», dice mentre il fratello Andrea – oggi abbracciato a trilioni di ricordi – bussa e saluta prima di tornare nell’ufficio accanto.

La stanza è illuminata soltanto da una lampada, intorno, nella penombra, ci sono i faldoni numerati con un pennarello scuro, all’interno pratiche e documenti. Il viso di Matteo è segnato da tracce di paura alleviate dal solito sorriso contagioso, coraggioso, soleggiato: «Non ho ancora ripreso il mio peso........

© Il Tirreno