Il declino dell’impero atlantico: da Kabul a Gaza, il quarto di secolo che ha cambiato il mondo
Dieci anni prima, il grande nemico dell’Occidente aveva alzato bandiera bianca. L’Unione Sovietica era morta. I suoi satelliti europei si gettavano entusiasti nel mare aperto della democrazia. Sembrava il trionfo del modello atlantico, libertà, Stato di diritto, mercato. La fine della storia, si disse avventatamente. Ma poi arrivò l’11 settembre. Inatteso, stupefacente, telegenico. La storia non era finita. Al contrario, quelle migliaia di morti delle Torri alludevano a un futuro di incertezze politiche, strutturali, culturali, perfino mentali. Tutt’altro che l’ottimistico “nuovo ordine mondiale” annunciato da George H. W. Bush.
L’attacco ai simboli della superpotenza americana era la rappresentazione plastica di un declino dell’Occidente che prendeva le mosse proprio dalla fine vittoriosa della Guerra Fredda. Non c’era più uno Stato come l’Urss, contro cui utilizzare i tradizionali strumenti della diplomazia e della forza militare. Il jihadismo transnazionale, che intendeva muovere guerra alla modernità irreligiosa e imperialista dell’Occidente, era privo di uno Stato guida. Arruolava i suoi eserciti informali tra le masse urbane impoverite e i ceti medi colti del Medio Oriente sunnita, tra le popolazioni della Cecenia post-sovietica, nell’Afghanistan dei talebani, nel Pakistan delle scuole coraniche, nell’Iran sciita, negli Stati falliti del Corno d’Africa. Prima dell’11 settembre, l’Occidente aveva conosciuto attentati di matrice islamica a Aden, Dhahran, Nairobi, Dar es Salaam. Ma altri attentati fecero strage, dopo l’11 settembre, a Casablanca, a Mumbai, a Madrid, a Londra.........
