Casa: perché il mutuo a tasso fisso costa di più ma continua ad essere scelto in nove casi su dieci
Milano, 25 Febbraio 2026 – Il mercato dei mutui, negli ultimi mesi, ha mostrato segnali di normalizzazione sul fronte dei tassi, con una progressiva riduzione del costo del denaro a tasso variabile a fronte di una graduale risalita dei tassi fissi. Nello specifico, l’Euribor – indice di riferimento per i mutui a tasso variabile – si è stabilizzato intorno al 2%, e le proiezioni di mercato indicano una situazione sostanzialmente invariata o in lieve aumento nel medio periodo. L’IRS, parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso, è invece in graduale crescita dall’inizio del 2025 e, pur avendo mostrato in questo inizio d’anno una relativa stabilità, resta un indicatore più esposto a dinamiche evolutive ancora incerte. Tuttavia, in un contesto in cui il tasso variabile risulta oggi sensibilmente più conveniente rispetto al fisso – con un differenziale che supera i 50 punti base – non si è assistito a una migrazione significativa della domanda e oggi i mutui a tasso fisso continuano a rappresentare circa il 90% delle richieste complessive.
L’analisi sulla dinamica in atto
La dinamica in atto trova spiegazione nel fatto che il tasso fisso continua a consentire l’accesso a immobili di valore più elevato, sia nel segmento tradizionale sia in quello green, a vantaggio in particolare di chi si affaccia per la prima volta al credito immobiliare, spesso con la necessità di ricorrere a Loan To Value elevati, pari o superiori all’80%. “Per comprendere meglio questa apparente incongruenza va detto che la tradizionale prudenza dei mutuatari italiani gioca........
