"I medici hanno seguito la procedura concordata"
I medici nei giorni scorsi hanno espresso in un flash mob la solidarietà agli 8 colleghi di Malattie infettive indagati per falso ideologico. E il supporto arriva anche da Tiziano Carradori, direttore dell’Ausl Romagna: "Allo stato attuale io devo solo ringraziare i professionisti per l’impegno quotidiano".
Carradori, ci saranno provvedimenti disciplinari?
"Assolutamente no. Allo stato attuale della mia conoscenza dei fatti, che è comunque relativa perché noi non siamo stati oggetto di alcuna comunicazione, i medici si sono attenuti a una procedura esplicita pubblicizzata sul sito aziendale e adottata in seguito al protocollo sottoscritto fra Ausl e Prefettura".
La procedura per i certificati medici per i rimpatri era stata concordata, quindi?
"Sì, c’è una procedura che sostanzialmente specifica che i medici possono all’occorrenza attivare mediatori culturali ed espletare tutte le indagini diagnostichi necessarie alla formulazione del loro giudizio di stato della persona. Che è molto importante: è lo stato che tu rilevi e non necessariamente lo stato che può essere ritenuto idoneo alla permanenza in un luogo di cui non conosci effettivamente né la sede né le condizioni di convivenza".
Qualcosa può essere andato storto?
"Allo stato attuale mi risulta che la procedura sia stata rispettata. Io non so nemmeno quali sono i casi su cui si indaga, questo mi impedisce anche di vedere se ci sono state deviazioni".
Ha avuto modo di incontrare i medici indagati?
"No. Mi sono limitato a manifestare la mia vicinanza con una nota formale al primario del Pronto soccorso e di Malattie infettive: ho informato i colleghi che avrei reso disponibili per le loro necessità le competenze legali e informatiche dell’azienda. E che avevo subito sensibilizzato la Regione, nella figura del presidente e del direttore generale dell’assessorato, sollecitandoli ad adottare un provvedimento, in modo che in caso di problemi le cose non fossero lasciate alla libera iniziativa di ogni azienda, e anche che avevo provveduto a sensibilizzare gli ordini professionali. La professione deve essere tutelata, rispettando etica e deontologia".
Si è parlato molto dei centri per i rimpatri in questi giorni. Lei cosa ne pensa?
"Più che dire cosa ne penso io, inviterei la comunità a leggere i rapporti internazionali e nazionali che potrebbero rendere comprensibile perché non una, ma molteplici associazioni di medici concludono che la detenzione amministrativa nei Cpr non è una modalità che tuteli la salute di chi vi viene rinchiuso. Mi limito a questo".
