menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Parla la donna aggredita e violentata sulla pista ciclabile: “Di notte mi sveglio con la scena che ancora mi assale, denunciare è fondamentale”

9 6
13.02.2026

Modena, 13 febbraio 2026 -“Mi sveglio di notte con questa scena che ancora mi assale, gli attacchi di panico, ansia, dormo poco. Sto facendo una cura psicologica proprio per questo. Non posso però fare certi tipi di processi psicologici per ora perché devo essere lucida per potermi ricordare tutti i frangenti di quanto è accaduto”. Ha incontrato la stampa oggi a Modena la donna sulla cinquantina vittima di una violenza sessuale avvenuta il 19 agosto dello scorso anno in pieno giorno sul percorso Vivi Natura di San Damaso.

Rappresentata dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Peter Martinelli, la donna ha voluto raccontare il suo dramma, oggi che il presunto autore, un 20enne italiano di origini marocchine, è finito in carcere, raggiunto successivamente e di recente da una ulteriore ordinanza di custodia cautelare per altre due violenze sessuali tentate sempre nei confronti di donne.

La forza della donna vittima dello stupro: “Denunciate”

La vittima dello stupro del 19 agosto ha voluto incontrare la stampa per invitare tutte le donne che subiscano una violenza a denunciare, “a rivolgersi alle forze dell’ordine, che io voglio ringraziare assolutamente: la squadra mobile della polizia di Stato di Modena ha svolto un lavoro eccelso. Li ringrazio di cuore”.

Qual giro in bici, l’agguato dal cespuglio, la violenza, la fuga

La donna ha poi ricostruito l’accaduto: “Stavo facendo il mio solito giro in bici a San Damaso nel percorso natura e ad un certo punto ho visto questo ragazzo che – il racconto - poi mi sono trovata dietro e che mi ha superato. Mi sono fermata perché ho avuto un attimo di paura quando ho visto questa bicicletta che mi seguiva velocemente. Poi sono ripartita e lui è sbucato fuori da cespuglio, mi ha fatto cadere con una spallata. La prima cosa che ha fatto è stata avvinghiarsi a me, con le mani al collo e con un ginocchio sul petto mi ha fatto perdere i sensi: non respiravo più. Mi sono trovata legata dentro questo cespuglio e lì ha abusato di me. Poi la corda che ha usato per legarmi me l’ha stretta al collo e mi ha detto che doveva uccidermi perché lo avevo visto in faccia. L’ho supplicato di non farlo e in quel momento, essendosi distratto, sono riuscita a scappare e sono arrivata in una casa a chiedere aiuto. Lì è arrivata un’ambulanza. Non lo avevo mai visto prima”.

L’appello: “Mi aspetto una sentenza congrua”

In merito a quello che sarà l’iter giudiziario, la donna ha aggiunto: “Dalla giustizia mi aspetto una sentenza congrua, ma io sono molto fiduciosa”.


© il Resto del Carlino