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Accoltellò a morte Fallou: "Viveva un momento difficile, ma era consapevole di uccidere"

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Le motivazioni dei giudici dei minori che hanno condannato l’assassino a 11 anni e mezzo. L’imputato aveva colpito il sedicenne Fallou (nella foto) che lo aveva raggiunto e placcato nel corso di una rissa

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Bologna, 24 marzo 2026 – Era consapevole che quella coltellata avrebbe potuto uccidere. Malgrado questo "costi quel che costi, pensando di non avere scelta", ma comunque "consapevole della potenzialità lesiva dell’arma che possedeva", il ragazzo aveva estratto il coltello dalla tasca e l’aveva conficcato nel petto del povero Fallou. "Non poteva non immaginare (l’imputato, ndr) che questo colpo avrebbe potuto anche provocare conseguenze irreparabili, come in effetti avvenne", scrivono i giudici del tribunale dei minori, nelle 36 pagine in cui motivano la condanna a 11 anni e sei mesi per il giovanissimo assassino, all’epoca dei fatti sedicenne come la sua vittima, Fallou Sall, colpito al cuore durante una rissa la sera del 4 settembre del 2024 in via Piave.

Le parole dei giudici

I giudici, pur tenendo conto della "personalità complessa" dell’adolescente, che attraversava "una delicatissima fase di adattamento sociale, sicuramente compromessa da frequenti momenti di tensione con i pari", non possono dubitare "che il ragazzo avesse piena coscienza delle azioni compiute" quella sera e che fosse consapevole "nella scelta di dotarsi di un’arma, per ben due volte, dell’illiceità del comportamento, anche per aver ricevuto una sonora punizione della famiglia in occasione del rinvenimento del primo coltello". Per arrivare alle circostanze che, quella tragica sera di settembre di due anni fa spensero la "speranza di vita e di felicità" di Fallou, i giudici hanno scavato nel vissuto dell’imputato, constatando "amaramente" che i fatti avvenuti nei mesi immediatamente precedenti all’omicidio lo avessero portato "a una progressiva sfiducia nella possibilità di superare i contrasti in modo pacifico e di ricostruire relazioni sane con i pari". L’imputato, infatti, aveva già avuto screzi in passato con alcuni membri del gruppo, che si era ribattezzato "la famiglia", di cui faceva parte Fallou, che invece non conosceva.

Il ritratto dell’imputato

In questo contesto viene sottolineato ancora come l’imputato "avesse ormai perso la fiducia e la speranza che l’aiuto degli adulti, genitori e educatori, potesse indirizzarlo a soluzioni diverse da quelle generatrici di ulteriori conflitti, quali si erano rivelate le denunce che avevano creato intorno a lui ulteriore diffidenza ed isolamento". Sulla valutazione del tribunale queste circostanze hanno però inciso, tanto che sono state concesse all’imputato le attenuanti generiche. Il ragazzo rispondeva anche del tentato omicidio - riqualificato in lesioni aggravate - di un amico di Fallou, con cui aveva avuto screzi e che quella sera aveva incontrato al parco del Velodromo, iniziando la discussione poi degenerata: "Avevo una rabbia tenuta dentro... Non mi era mai successa una cosa del genere", ha raccontato l’imputato in udienza, ricostruendo come tutto aveva avuto inizio. Il pugno in faccia al ragazzo, la fuga, l’inseguimento di gruppo fino in via Piave, dove Fallou l’aveva raggiunto e placcato: "Mi sono sentito spaventato – aveva raccontato in udienza l’imputato –. Ho detto ok, per me è finita, mi lasciano qua per terra. Caccio questo coltello e colpisco Fallou". Che lancia un urlo straziante. Si alza, si porta una mano al petto. E poi cade a terra, faccia nell’asfalto. Sedici anni spenti in un attimo.

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© il Resto del Carlino