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Summit dei Volenterosi, missione nello Stretto: ci sarà anche l’Italia

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I protagonisti del vertice all’Eliseo: Friedrich Merz, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Giorgia Meloni

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Parigi, 18 aprile 2026 – La notizia della riapertura dello Stretto di Hormuz arriva come una boccata di ossigeno nelle stanze dell’Eliseo, dove ieri si è tenuta la riunione dei Paesi non belligeranti. La mattina si era aperta all’insegna della preoccupazione. L’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie) aveva rivelato all’emittente americana Cnbc che, senza la riapertura di Hormuz, diversi Paesi europei avrebbero potuto iniziare a registrare carenze di carburante nelle prossime sei settimane, con conseguenze sul mercato energetico ancora più ingenti. Il pericolo, per il momento, è scampato.

Due Paesi ospitanti, Francia e Regno Unito, altri due in presenza, Germania e Italia, altri 28 collegati da quattro continenti diversi. La sicurezza di Hormuz è una questione che sta a cuore a molti e in tanti sono pronti a fare la loro parte. L’obiettivo del vertice è la creazione di una forza multinazionale per garantire ai mercantili la ‘piena fiducia’ di cui hanno bisogno per transitare in tutta sicurezza. Ma a Parigi ieri si è parlato anche di sminamento dello Stretto. Questo dovrebbe essere condotto con dragamine e la condizione perché ciò avvenga è che non debba essere pagato alcun pedaggio all’Iran. Una sorta di missione Aspides, ma adattata alle circostanze, dove, tengono molto a sottolineare dall’Eliseo, il carattere è “strettamente difensivo”.

“Non appena le condizioni lo renderanno possibile”, Francia e Regno Unito sono pronte a guidare una missione navale “strettamente pacifica e difensiva” per garantire il transito delle navi commerciali nello stretto di Hormuz. Lo hanno annunciato Macron e Starmer. “Chiediamo l’apertura completa, immediata e senza condizioni dello stretto di Hormuz, il ripristino di condizioni di libero passaggio in vigore prima della guerra e il totale rispetto del diritto del mare. Ci opponiamo a qualsiasi tipo di restrizione che dovesse corrispondere, di fatto, a un tentativo di privatizzare lo stretto e ci opponiamo a qualsiasi pagamento”, ha sottolineato Macron al termine della riunione.

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Il vertice di Parigi, insomma, punta a costruire una ‘terza via’ che eviti sia un ritorno al conflitto aperto, sia il ripristino della linea di ‘massima pressione’ adottata da Donald Trump contro l’Iran prima della crisi. L’idea è quella di muoversi insieme a una cordata di Paesi accomunati dalla volontà di difendere il diritto internazionale. In questo schema, i Paesi del Golfo sono destinati a occupare una posizione centrale, anche per il loro peso geografico e strategico. Rimane incerto il coinvolgimento della Cina: i legami con Teheran sono stretti, ma Pechino sarebbe comunque considerata un interlocutore gradito, al pari di qualsiasi altro Paese disposto a entrare nel processo.

Italia in prima linea

Giorgia Meloni è arrivata al vertice di Parigi, calorosamente accolta dal padrone di Casa, Emmanuel Macron. Al termine del summit ha dichiarato che l’Ue può fare la sua parte per riaprire Hormuz, il punto di partenza per la conclusione del conflitto. Un impegno in cui l’Italia è in prima linea. “L’Italia – ha spiegato Meloni - offre la sua disponibilità a mettere a disposizione proprie unità navali sulla base di un’autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali. È un impegno in linea con le missioni Aspides e Atalanta”.

La premier ha inoltre ricordato come la libertà di navigazione dello Stretto di Hormuz sia fondamentale non solo per l’Italia, ma per l’intera comunità internazionale e che serve ad affermare un principio cardine del diritto internazionale. E poi, ovviamente, c’è la questione economica. “Dallo Stretto di Hormuz – ha ricordato Meloni –, transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio e gas naturale liquido, ma non solo. Si citano spesso i fertilizzanti, altra questione fondamentale da cui dipende la sicurezza alimentare di milioni di persone, soprattutto nei contesti più fragili”.

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