SuperAger, come funziona il cervello dei centenari: quando i neuroni fanno la differenza. Gli incredibili risultati dello studio
SuperAger, come funziona il cervello dei centenari: quando i neuroni fanno la differenza. Gli incredibili risultati dello studio
SuperAger, come funziona il cervello dei centenari: quando i neuroni fanno la differenza. Gli incredibili risultati dello studio
I ricercatori Usa hanno scoperto la “firma di resilienza” cerebrale. Ecco cos’è e a cosa serve. La neurogenesi non avviene solo nei bambini: “Perché i centenari hanno un cervello plastico e biologicamente attivo”
Come funziona il cervello dei Superager
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Hanno una memoria eccezionale e una capacità cognitiva – ovvero l’abilità di imparare, ricordare e risolvere problemi – che li rende paragonabili a persone di almeno 20, 30 più giovani. Sono i SuperAger, anziani di 80 anni e più che mantengono una mente brillante e attiva sovvertendo le leggi del passare del tempo.
La Northwestern University già da alcuni anni sta indagando questo fenomeno con l’obiettivo di capire cosa rende queste persone così speciali e oggi, un nuovo studio pubblicato su Nature e condotto in collaborazione con l’University of Illinois Chicago e l'University of Washington, negli Stati Uniti, sembra avere scoperto il comune denominatore alla base del loro superpotere: un’incredibile capacità di neurogenesi (la produzione di nuovi neuroni) nell'ippocampo, l’area chiave per la memoria, l’apprendimento e la navigazione spaziale. Per molto tempo si è pensato che questo fenomeno fosse tipico dell’infanzia e solo di recente è stato dimostrato che la neurogenesi prosegue anche in età adulta sebbene a un ritmo molto più lento.
Come funziona la neurogenesi
I ricercatori hanno analizzato campioni post-mortem di ippocampo – quasi 356mila nuclei cellulari – divisi in cinque differenti gruppi: adulti giovani con memoria intatta, adulti anziani tipici, SuperAger, adulti con patologia preclinica o conclamata di Alzheimer e adulti con demenza precoce. Successivamente sono andati alla ricerca di di neuroni in fase di sviluppo, e in particolare di: cellule staminali (che hanno il potenziale di evolvere in neuroni), neuroblasti (cellule staminali che stanno per diventare neuroni) e neuroni immaturi, che stanno per diventare funzionali.
“É come se avessero cercato tre stadi della neurogenesi adulta: neonato, bambino piccolo e teenager – sottolinea Orly Lazarov, prima autrice dello studio e profesoressa di neuroscienze all’University of illinois – sono tutti segni del fatto che questi ippocampi stanno facendo crescere nuovi neuroni”.
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I SuperAger producono il doppio dei neuroni
I risultati sono stati sorprendenti. I SuperAger producono almeno il doppio dei nuovi neuroni rispetto agli anziani cognitivamente normali o con Alzheimer. “I SuperAgers presentano più neuroni immaturi e neuroblasti nell’ippocampo, un segno di neurogenesi più robusta rispetto agli altri gruppi”, spiega Changiz Geula, coautore dello studio e professore di biologia cellulare e neuroscienze alla Northwestern University Feinberg School of Medicine.
Al contrario, nel cervello di chi aveva un declino cognitivo lieve la neurogenesi era minima, e in quello dei pazienti con diagnosi di Alzheimer, praticamente nulla.
Non solo neuroni: le altre differenze
Le differenze non riguardano solo i neuroni. Variazioni in alcune cellule di supporto cerebrale (astrociti) e nei principali neuroni ella memoria (neuroni CA1) sono state associate al mantenimento della funzione cognitiva, fondamentale per tutelare l’acutezza mentale con l’avanzare dell’età. Nei SuperAgers sono stati anche individuati pattern di attività genetica distinti rispetto agli adulti con Alzheimer, suggerendo una “firma di resilienza” cerebrale.
“Il cervello dei SuperAger è adattabile e biologicamente attivo”
Lo studio ha utilizzato approcci avanzati di sequenziamento multi-omico a singola cellula, che utilizza più livelli di dati biologici contemporaneamente, invece di concentrarsi su un solo tipo di informazione. Questo ha permesso ai ricercatori di osservare che la neurogenesi disfunzionale nei soggetti con Alzheimer è collegata a modificazioni dell’accessibilità della cromatina.
Nei SuperAgers, invece, emerge un profilo unico, capace di distinguere la resilienza cognitiva dal deterioramento legato all’invecchiamento. “Questo è un dato biologico che conferma quanto il cervello degli SuperAgers sia plastico, adattabile e biologicamente attivo – dichiara Tamar Gefen, coautrice dello studio e neuropsicologa presso il Mesulam Institute della Northwestern -. La neurogenesi dei neuroni giovani nell’ippocampo potrebbe essere un fattore chiave della loro memoria eccezionale”.
Implicazioni pratiche della ricerca
Questo studio conferma quanto sia importante mantenere una buona salute generale negli anziani. Controllare malattie sistemiche, seguire una dieta equilibrata e un’alimentazione antinfiamatoria, fare regolare attività fisica e stimolare cognitivamente la mente può contribuire a preservare la funzione cerebrale anche in età avanzata.
Pur essendo basato su campioni post-mortem e con le limitazioni legate all’analisi in un singolo momento temporale, lo studio mostra che la resilienza cognitiva è associata a una maggiore integrità dei sistemi cerebrali fornendo nuovi indici per comprendere come alcuni cervelli anziani possano mantenersi attivi sfidando i modelli tradizionali dell’invecchiamento cognitivo.
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