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Appuntamento alla Mole: "La mia moda vintage che ora vendo al chilo"

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21.03.2026

Andrea Maffei non è solo un selezionatore di abiti, è un custode di storie. Con "Velvet For Philosophers" ha trasformato...

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Andrea Maffei non è solo un selezionatore di abiti, è un custode di storie. Con "Velvet For Philosophers" ha trasformato la passione per la moda in un modello imprenditoriale che scuote le piazze italiane. Tra studi in ingegneria e una laurea in filosofia della matematica, ha passato anni tra le pagine di Bukowski e il Bhagavadgita. Lo abbiamo incontrato per capire cosa si nasconde dietro un capo d’annata e perché la sostenibilità, oggi, è spesso solo una retorica vuota.

Andrea Maffei, il termine ’Vintage’ sembra starle stretto. Perché?

"Il termine si è sgretolato: oggi è un ombrello che copre tutto e niente. Per me la parola chiave è Valore. Negli anni ‘90 la qualità era codificata nel ‘saper fare’, nelle cuciture, nei tessuti cardati. Oggi, se confronti un capo di venticinque anni fa con uno attuale, senti subito la differenza. È una sensibilità che stiamo smarrendo".

Chi è il vostro pubblico?

"C’è un paradosso: i ventenni sono i più presenti, attratti dall’esperienza ludica. Ma la soddisfazione più grande arriva dai sessantenni: loro riconoscono la qualità delle vecchie sartorie e da noi ritrovano pezzi che il mercato attuale ha smesso di produrre".

Parla spesso di sostenibilità "anti-retorica". Cosa intende?

"Vendere vestiti belli che meritano di non finire nell’oblio è la miglior forma di ecologia. Il ‘pre-loved’ è diventato uno slogan per nascondere un vuoto: oggi il costo di produzione è nullo rispetto al marketing. Si spendono cifre folli per convincerti che un pezzo di plastica valga qualcosa; noi riportiamo al centro il materiale".

Come si collegano filosofia e abiti nel suo percorso?

"È un’evoluzione naturale: un taglio o un filato dicono chi siamo stati più di una formula. Velvet e Unsane sono un’estetica esistenzialista che unisce Prada e il noise rock degli Slint, l’urgenza degli Unsane e la luce di Hopper. Che sia un pezzo di Margiela o una vecchia giacca da lavoro francese, tutto finisce nello stesso archivio di senso".

Questo fine settimana torna alla Mole con "Unsane Vintage Kilo". Che esperienza sarà?

"Sarà un archivio temporaneo. Avremo tre gruppi di selezione (da 30, 45 e 60 euro al chilo) con la medesima cura: ogni capo è scelto, lavato e stirato. Prima si sceglie con calma, poi si pesa. Ci sarà anche il food & beverage curato da Raval e il dj set di Tales. Ancona resta il nostro punto di riferimento, anche se ad aprile saremo alla Rinascente di Roma e a Milano".

Da dove arrivano i vostri capi?

"L’85% del vintage europeo transita tra Ercolano e Prato. È una tradizione che nasce nel dopoguerra, quando si recuperavano le divise americane per farne abiti civili. Lavoriamo con aziende di smistamento per selezionare il meglio, mentre per il lusso del negozio di Senigallia il rapporto è diretto con i privati: entriamo nei grandi armadi per recuperare pezzi iconici di Dior o Gucci. Ogni giacca ha una vita precedente che noi facciamo continuare".

Chi è Andrea Maffei fuori dall’archivio?

"A scacchi gioco come Tal: male, ma con entusiasmo. E resto convinto che la vera via d’uscita sia sempre in montagna, tra i muschi di una castagneta. È lì che ritrovo il silenzio per continuare a cercare".

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© il Resto del Carlino