Choc in carcere: giovane trovato morto
Un mix di farmaci o assunzione di sostanze stupefacenti. Sarà l’autopsia a sciogliere i dubbi sulla morte avvenuta ieri mattina di un ragazzo di 23 anni detenuto nel carcere di Marino del Tronto. Resta in ogni caso l’amaro in bocca per una giovane vita spezzata mentre stava finendo di scontare una condanna per una serie di furti. Il giovane era originario di Campobasso e fra qualche mese sarebbe stato scarcerato. Circostanza che porta ad escludere l’ipotesi di un suicidio visto che era ormai in attesa del calcolo degli sconti di pena che spettano ai detenuti grazie alla buona condotta e quindi sarebbe uscito fra maggio e giugno prossimi. Un obiettivo dunque non molto lontano e che attendeva con ansia tanto che ne aveva parlato non più di dieci giorni fa con un agente di polizia penitenziaria che gli raccomandava di comportarsi bene in questi ultimi mesi, per evitare di perdere i benefici e ritrovare presto l’agognata libertà dopo aver pagato per le sue colpe il debito con la giustizia. "Appuntà, ho quasi finito" gli ha risposto il 23enne molisano. Purtroppo a finire prematuramente è stata la sua vita in una cella del carcere di Ascoli.
Erano circa le 6 di mattina: stava iniziando il giro degli agenti della penitenziaria che controllano all’alba che tutto sia a posto e la notte sia trascorsa senza problemi all’interno delle mura carcerarie. La loro attenzione è stata attirata da un detenuto di una cella al primo piano della sezione Marino, quella che ospita i detenuti cosiddetti ‘comuni’. Dorme in un letto a castello e sopra di lui il giovane di Campobasso; i è accorto che non stava bene, perdeva liquidi e questo lo aveva svegliato. Lo ha visto con la bava alla bocca e ha chiesto aiuto. All’interno della cella è entrato l’agente preposto che ha dato l’allarme, invocando l’intervento dei sanitari del carcere e quindi di quelli del 118 che, giunti sul posto, nulla hanno potuto per rianimare il giovane detenuto; ne hanno quindi dichiarato la morte per arresto cardiocircolatorio. Il ragazzo aveva pregressi problemi di dipendenza da stupefacenti che in carcere venivano affrontati con una terapia di metadone e farmaci. E’ stata un’eccessiva assunzione di farmaci ad ucciderlo o l’assunzione di sostanze stupefacenti? Lo dirà l’autopsia che sarà disposta dalla Procura di Ascoli. I detenuti non hanno chiaramente la libertà di detenere farmaci o droga, ma nel carcere di Ascoli, come in quelli di tutta Italia, ne circolano, inutile illudersi del contrario, anche se i sequestri non mancano.
