Cambiaghi corre controvento. "Nessuna paura dell’Aston Villa, vogliamo questa Europa League . Ma, prima, testa alla Cremonese»
L’esterno: "Vincere a Roma ci ha dato forza, il cammino parla per noi. Non possiamo mollare il campionato". Sul fallimento Italia: "Essere in tribuna è stato persino peggio. Non vedo l’ora di tornare a vestire l’azzurro".
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Volare sì, ma senza mai perdere il contatto a terra. E cinture sempre allacciate, quando tocchi il cielo con un dito o quando il cielo sembra crollarti addosso. E’ la forza di quelli come Nicolò Cambiaghi, passato in due settimane scarse dalla notte di Roma alla notte di Zenica. Dal gol storico dell’Olimpico al drammatico fallimento azzurro dello stadio Bilino Polje: protagonista e spettatore, gioia e dolore. La parola d’ordine in questi casi è sempre la stessa: equilibrio, di cui a Vimercate ne hanno pieni i depositi. In questo angolo di Brianza, dove si coltiva il pragmatismo, Nicolò è cresciuto sognando la maglia della Nazionale, come tutti i bambini che corrono dietro a un pallone. Nella disfatta in Bosnia, quella maglia Cambiaghi non l’ha potuta indossare, confinato in tribuna, mentre i compagni si facevano stritolare dalla Bosnia.
Nicolò, la ferita brucia, ma è inevitabile tornare a quella notte: com’è stata viverla da così vicino senza, però, poter fare nulla? "Ce lo siamo detto tra di noi seduti lì: essere in tribuna è stato ancora peggio. Sentirsi impotenti, in mezzo a quella bolgia, incapaci di far sentire anche solo la nostra vicinanza,........
