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Bologna, riflessi sulle Comunali: “Adesso il centrodestra non può più aspettare”

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24.03.2026

Il politologo Marco Valbruzzi analizza l’esito del referendum sulla Giustizia

Articolo: Emilia Romagna, risultati definitivi del Referendum: il No vince con un netto 57%, Sì fermo al 43%. Cerca il tuo comune

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Articolo: Bologna, risultati definitivi del referendum. La città dice ‘No’ con il 68,19%. La mappa del voto comune per comune

Bologna, 24 marzo 2026 – Marco Valbruzzi, politologo, ha vinto il ‘no’. Questo che conseguenze può avere, sul Governo, sull’opposizione e, chiaramente, sulle Politiche?

“Vittoria netta e controvento, cioè contro un Governo che continua ad avere un alto gradimento e contro i rapporti di forza emersi dalle ultime Politiche. Mi immagino rimpasti nella squadra ministeriale, a partire dalla Giustizia, lasciando Meloni al suo posto. Il governo cambierà, ma non cadrà: dovrà accantonare i sogni di riforma costituzionale, il ‘Premierato’, ed elettorale. Entrerà in una stagione di ‘vivacchiamento’: supererà l’estate, approverà la prossima legge di Bilancio e poi si presenterà, fra un anno, di fronte agli elettori. Meloni rischia di diventare un’anatra zoppa e deve fare attenzione a non farsi logorare da questa battuta d’arresto”.

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L’affluenza alta non era stata pronosticata. Gli italiani preferiscono difendere la Costituzione piuttosto che esprimersi sui partiti?

“I dati sull’affluenza non avevano previsto, e non potevano prevedere, l’accelerazione della politicizzazione che, soprattutto Meloni, ha impresso. Il voto ha perso la sua connotazione tecnica ed è diventato politico e anti-governativo. La discesa nel campo mediatico di Meloni ha contribuito a compattare ulteriormente i due schieramenti, soprattutto al centro-nord, favorendo una crescita della partecipazione. Ma non dimentichiamoci che il 40% degli italiani è rimasto a casa e una parte di quello, tra il 10 e il 15%, potrebbe tornare alle urne quando la partita diventerà veramente politica”.

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In Emilia-Romagna l’affluenza più alta del Paese.

“Nelle regione ‘rossa’ c’è ancora l’eredità di una storica tradizione politica e civica, di sinistra, fortemente attaccata ai valori costituzionali. Di quella antica tradizione, oggi sono rimasti i valori, anche se non ci sono più o si sono indeboliti i partiti che esprimevano quei valori. La Costituzione è un valore in sé, che non si può cambiare a botte di maggioranza. In più, soprattutto in quella lunga metropoli estesa che è la Via Emilia, c’è la presenza di una società dinamica, molto istruita, tendenzialmente progressista, che rappresenta il principale bacino di riferimento elettorale per il centrosinistra. Quando si crea una competizione secca e si intravede una possibile vittoria per la destra, questo pezzo di società riesce ancora ad organizzarsi e ad attivare gli anticorpi contro quelli che vede come pericoli”.

A Bologna il ‘no’ al 68%: la città si conferma la vera roccaforte rossa d’Italia?

“Direi di sì: si conferma la capitale progressista del Paese, sia per partecipazione che per reazione al Governo. Ma Bologna rappresenta un’eccezione per composizione sociale e demografica e per orientamenti politici. Le roccaforti servono per difendere l’esistente, mentre il centrosinistra per tornare ad essere competitivo ha bisogno anche di uscire dalle sue aree di comfort elettorale. Sarà nelle zone appenniniche e nelle aree marginali che si giocheranno le prossime elezioni, e lì, come mostrano anche i dati del referendum, il divario da colmare per la sinistra è ancora molto largo”.

Quali conseguenze sulle Comunali 2027? Nel San Donato-San Vitale, dove c’è il Pilastro, il dato più alto del ‘no’.

“La conseguenza principale è che lo schema di gioco deve essere chiaro: centrosinistra contro centrodestra. Non sono ammesse terze forze. Da questo punto di vista, parte avvantaggiato il centrosinistra perché ha già un candidato e una coalizione. Per di più, da questo voto escono indeboliti anche i riformisti o moderati a sostegno del ‘sì’, condottieri senza esercito alle spalle. Ora la sfida sta tutta nel centrodestra: se aspetta l’autunno per darsi un profilo e dotarsi di un candidato competitivo, non farà altro che ripetere gli errori del passato”.

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© il Resto del Carlino