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Referendum, il ministro Nordio : "Il Sì per un giudice imparziale . Il governo Meloni resta in carica"

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22.02.2026

Nel nome di Giuliano Vassalli. Ma anche di un proprio convincimento personale, che affonda le radici quanto meno nel 1995. Il passaggio della riforma costituzionale sulla giustizia sarebbe "il coronamento di un sogno giuridico". Carlo Nordio sorride. Si guarda attorno: la sala del palazzo della Racchetta è gremita. Sopra e sotto. Il guardasigilli misura il suo convincimento "che il Sì avrà la meglio" a suon di applausi. La serata è organizzata da Fratelli d’Italia, ma la platea è molto eterogenea. Ed è proprio questo uno dei punti di forza secondo il ministro. "La vecchia guardia del Pci, è con il sì: la separazione delle carriere l’hanno voluta loro", argomenta Nordio rispondendo alle domande del moderatore Cristiano Bendin (capo della redazione del Carlino Ferrara). Il padrone di casa "grazie alla cui pazienza e determinazione siamo arrivati a questa riforma" (Nordio dixit), è Alberto Balboni. Tra aneddoti e merito della riforma, il presidente della Commissione Affari Costituzionali distilla ricordi e traccia idealmente un confine. "Conosco Carlo dai tempi di Mirabello – dice – . Sono passati circa trent’anni e, già all’epoca, presentò un libro sulla separazione delle carriere dei magistrati: questa riforma nasce nel solco del costituzionalismo liberale. È un passo avanti verso la civiltà, verso lo stato di diritto": Perché, questa volta Balboni e Nordio parlano a una voce: "Il governo Meloni resterà in carica fino all’ultimo giorno di legislatura. È il fronte del No che ha politicizzato lo scontro". In ogni caso, saranno gli italiani a scegliere. "Per quanto mi riguarda – dice Nordio – spero di tornare a fare il gentiluomo di campagna, tra libri e dischi". La separazione delle carriere tra Pm e giudici è il perno della modifica costituzionale proposta dal Governo e, sulla ratio, il guardasigilli non ha dubbi: "Prima del codice Vassalli – scandisce – il pm e il giudice, anche in tribunale, erano sullo stesso piano. Dopo il 1989 per fortuna le cose sono cambiate. Ma non basta, com’è adesso, separare le funzioni. Bisogna distinguere le carriere perché il giudice deve essere davvero terzo e imparziale". In questa logica diventa difficilmente accettabile che "il pm che alla mattina ha come controparte il giudice, al pomeriggio possa essere valutato dallo stesso nel consiglio giudiziario o, peggio, nella sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura". Lo stesso meccanismo, chiaramente, vale al contrario. Di qui anche la decisione di spezzare la patologia correntizia "emersa in modo lampante con il caso Palamara" istituendo non solamente due Csm, ma sorteggiando i membri benché, puntualizza Nordio, "tra togati di altissima esperienza". Lo stesso sorteggio attraverso il quale verranno selezionati i componenti dell’Alta Corte disciplinare. "Istituzione – conferma Nordio – nata per uscire dalle logiche correntizie e per evitare commistioni in seno alla sezione disciplinare del Csm". Su ciò che accadrà dopo la riforma, il ministro tiene a sgomberare il campo dagli equivoci. "Stiamo lavorando – conferma – su alcune leggi attuative per evitare, quando passerà il Sì – perché passerà (applausi) – di arrivare impreparati. Ciò non toglie, però, che siamo ben disposti a sederci attorno a un tavolo con magistrati, avvocati e accademici per valutare alcuni aspetti da inserire nei provvedimenti". Uno su tutti, il ricorso per Cassazione sulle decisioni dell’Alta Corte. Non ha dubbi, Nordio, sull’effetto "benefico" della riforma sui cittadini. "Oltre a essere rapida – dice – prima di tutto la giustizia deve essere giusta. E con il sì sarà tale". Balboni annuisce con la testa. Nordio finirà in campagna dopo le Politiche? "Dipende da Giorgia", sentenzia il senatore. E lui, lo sa.


© il Resto del Carlino