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David Quammen: “Un’altra pandemia? Potrebbe arrivare presto causata da un virus dell’influenza aviaria”

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15.03.2026

David Quammen, saggista statunitense, sarà a Bologna il 20 marzo

Con Spillover (Adelphi, 2012) ci aveva messo davanti alla fragilità e permeabilità dei sistemi di convivenza tra uomo e animali, dimostrando quanto sia rischioso per le comunità umane invadere ecosistemi ‘selvaggi’. In Senza respiro (2022) ci ha portati a inseguire la corsa della scienza per sconfiggere un virus letale. La domanda al reporter scientifico americano David Quammen – protagonista venerdì 20 marzo (alle 20.30) a Bologna al Tecnòpolis Festival, al Tecnopolo Dama – è obbligatoria: quando la prossima pandemia? Anche questa arriverà dall’Asia?

“La domanda è inevitabile e importante – riflette il divulgatore che terrà una lectio magistralis sul momento in cui le grandi idee cambiano il destino dell’umanità –, ma senza risposta, se non con un’ipotesi plausibile, perché sono coinvolti molti fattori casuali e deterministici. Non possiamo dire quando, ma possiamo ipotizzare se ci sarà una prossima pandemia e da dove arriverà, proprio come ho ipotizzato in Spillover che la prossima pandemia avrebbe potuto essere causata da un Coronavirus proveniente da un mercato. La mia ipotesi attuale, basata ancora sulla saggezza degli esperti di malattie, è che sì, ci sarà un’altra pandemia, forse presto... e potrebbe essere causata da un virus dell’influenza aviaria, come una versione riconfigurata dei virus H5 che attualmente uccide uccelli selvatici, pollame domestico e molti mammiferi selvatici nel mondo. E poiché quel gruppo di virus è già così diffuso tra gli uccelli selvatici, un virus del genere non dovrebbe provenire necessariamente dall’Asia. Potrebbe provenire da una mucca da latte negli Stati Uniti, da un’anatra atterrata in uno stagno in un allevamento di visoni nei Paesi Bassi o da un maiale in una fattoria in Emilia-Romagna”.

‘Perché non eravamo pronti’ è un atto d’accusa al governo americano, che già nel primo governo Trump ha tagliato fondi alla ricerca. Perché la guerra alla scienza sembra aver preso le stanze del potere?

“La guerra alla scienza del regime di Trump non ha fatto che peggiorare. È catastrofica, per il suo impatto sui National Institutes of Health (Nih), l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (Us-Aid), la Food and Drug Administration, il Cdc e altre istituzioni, e sulla ricerca scientifica nei laboratori accademici, sia negli Stati Uniti che in tutto il mondo. Sta causando un aumento di malattie e decessi (comprese epidemie di morbillo) attraverso attacchi ai vaccini e alla ricerca. Perché questa guerra alla scienza ha attanagliato i palazzi del potere? Perché elezioni democratiche che hanno coinvolto molte persone disinformate, confuse ed economicamente disperate, così come gruppi influenti di ideologi arrabbiati e razzisti, hanno portato individui ignoranti, arroganti e senza scrupoli nei palazzi del potere”.

Nella lectio magistralis di Bologna racconta uomini, in disaccordo col loro tempo, che cambiarono la prospettiva di tutti sull’evoluzione, da Galileo a Jane Goodall. Ma nei suoi libri lei racconta tante vite di scienziati di oggi che si battono contro nemici invisibili in condizioni spesso proibitive: quali figure l’hanno colpita e ispirata?

“Charles Darwin. Jane Goodall, di cui sto scrivendo una biografia e faccio spoiler dicendo che la mia opinione su di lei è molto alta. Edward O. Wilson, che ha ispirato il mio libro Il canto del Dodo, sull’evoluzione e l’estinzione delle specie. Sono molto affascinato da Galileo”.

Quali azioni possiamo intraprendere noi cittadini per cambiare la comprensione del mondo ed essere contagiosi con un progresso sociale virtuoso?

“La cosa più importante è fornire agli studenti un’istruzione scientifica e storica eccellente e stimolante. Dobbiamo correggere le crudeli disuguaglianze nei nostri sistemi economici e fiscali, in modo che i lavoratori che riescono a malapena a guadagnare abbastanza per crescere i figli, prendersi cura degli anziani e mantenersi in salute non ricorrano al disperato nichilismo di votare spingendo alla leadership nazionale ignoranti prepotenti”.

Come David Quammen è diventato l’influente divulgatore David Quammen?

“Ho sempre amato scrivere, da quando avevo undici anni. Ho intrapreso studi letterari, non perché pensassi che mi avrebbero offerto un lavoro confortevole, ma perché amavo la letteratura e speravo che studiarla mi avrebbe aiutato a diventare uno scrittore. Di certo non mi aspettavo di diventare uno scrittore di saggistica e un giornalista che spiega al pubblico malattie pericolose. Ma ho seguito i miei interessi e ho colto le opportunità. Per esempio, quando la rivista National Geographic mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto camminare nella foresta del Congo per settimane con un ecologista ed esploratore, camminando tra le paludi, dormendo per terra, guardando in alto tra gli alberi per cercare scimmie e uccelli e ho detto: Sì! Questo mi ha portato al virus Ebola e alla sua ecologia. E l’ecologia del virus Ebola mi ha portato a molto altro”.

Ha consigli per i giovani?

“Seguite ciò che vi interessa. Cercate un’istruzione che vi dia una visione del mondo, non solo un lavoro. E se sperate di diventare scrittori – di guadagnare da vivere scrivendo di cose che vi incuriosiscono, vi ispirano o vi preoccupano – avrete bisogno di tre cose: talento, disciplina e fortuna. Ma se avete talento e la disciplina sufficiente per perseverare, la fortuna arriverà”.

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