Nek spinge sul rock delle origini: "Torno musicista tra i musicisti"
Nek in tour nei teatri fa tappa all’Europauditorium di Bologna: in scaletta tutti i suoi grandi successi inanellati in trent’anni di carriera
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Bologna, 29 marzo 2026 – La dimensione del ‘Power Trio’ riporta Nek nei teatri europei, con tappa lunedì 30 marzo all’Europauditorium di Bologna, per dare alle hit di sempre "una chiave più rock". "Sono ritornato ad essere musicista tra i miei musicisti, vestendo contemporaneamente i panni del bassista e del cantante, in una dimensione più minimale ed essenziale che negli altri tour" assicura Filippo (Neviani), che in scena è affiancato da Emiliano Fantuzzi e Luciano Galloni rispettivamente a chitarra e batteria. "Abbiamo iniziato la primavera scorsa a Malta, facendo poi oltre 30 concerti in Italia prima di volare in Nord America. Ancora tre concerti in Italia e il 7 aprile parte dall’Alhambra di Parigi la tranche europea di questo nostro cammino".
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All’estero la risposta com’è?
"Buonissima, a conferma di una connessione rimasta viva nel tempo che m’inorgoglisce. Dopo tanti anni, infatti, non è scontato sentir cantare ancora le proprie canzoni fuori dai nostri confini. Un fenomeno che tocca l’apice in Spagna, facendomi capire di aver seminato bene da quando, nel ‘97, portai lì ‘Laura non c’è’ in versione italiana perché il successo era stato talmente improvviso da non darci il tempo di adattarla in spagnolo".
In Canada e Stati Uniti com’è andata?
"Bene. Sono Paesi dove, oltre agli italiani e gli americani, ci sono gl’italoamericani, altra mia conquista. Canto in italiano dappertutto, tranne che a Miami dove l’altra concentrazione di latini rende lo spagnolo praticamente obbligato".
Italiano o spagnolo, la reazione è uguale ovunque?
"Esistono diversità, ma il mio compito sulla scena è di farle scomparire, facendo sì che in Norvegia ci si diverta in maniera non troppo diversa da Siviglia".
Guardando indietro, riesce ad individuare alcuni momenti focali di questo suo lungo cammino?
"Sicuramente il mio primo Sanremo, perché quello è il palcoscenico più importante della musica italiana e riuscire ad arrivarci è un’esperienza che ti si ferma dentro. Aggiungerei la mia prima Arena di Verona, nel 2015, con oltre 12mila spettatori che cantano tutte le mie canzoni dall’inizio alla fine, ma anche la prima esibizione alla tv spagnola, nel 1997, dopo aver conquistato con forza gli ascolti di un importante network locale quale Los 40 Principales".
Per lei, oltre alla musica, c’è la televisione. Più ansiogeno il palco o lo studio?
"Dipende dal tipo di programma televisivo. Quella di coach a The Voice Kids, ad esempio, è un’esperienza leggera, perché condivisa con altri, fare invece il conduttore di una trasmissione come ‘Dalla strada al palco’ è leggermente più stressante. Guai se non fosse così: il dover gestire tutto in prima persona, infatti, è una sfida esaltante che ti mette addosso un vero fuoco".
Un cassetto ancora da aprire?
"Quello con dentro la mia prima colonna sonora. Mi piacerebbe molto, infatti, dar voce alle immagini di un film. Affascinante che dall’idea musicale nata grazie ad un fotogramma possa svilupparsi un tema capace di legare fra loro i momenti di vita di un’intera narrazione".
Visto che parliamo di cinema, qual è il regista più vicino a certe sue corde emotive?
"Ho sempre ammirato Ferzan Özpetek. Anni fa, al tempo di ‘Mine vaganti’, scrissi una musica ispirata all’ipotetica colonna sonora di un suo film. Negli anni ho poi condiviso quel file con Tiziano Ferro, Giulia Anania, e alla fine ne è nata quella ‘Tra le mani un cuore’ presentata da Massimo Ranieri l’anno scorso a Sanremo".
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