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Volley nel dna della città. Una ’rete’ di relazioni e quelle vittorie di tutti

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27.02.2026

Giuseppe Panini con la Coppa dei campioni (Foto storica del 1990)

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È qualcosa che si respira nell’aria, come il profumo di tortellini in brodo, come l’odore della nebbia, qualcosa che chiunque sia nato sotto la Ghirlandina è in grado di riconoscere subito. Forse non con uno dei cinque sensi, piuttosto usando scatole della memoria, conoscenze, vecchie e nuove foto. La pallavolo è uno dei tratti distintivi del nostro territorio, un tratto che Il Resto del Carlino ha raccontato con precisione e amplissimo spazio fin dall’immediato dopoguerra. Uno sport che Modena ha nel dna, che si respira a ogni angolo, che assieme alla Ferrari, con la Panini diventata Daytona diventata Pallavolo Modena e poi oggi Modena Volley ha scandito anni, epoche, generazioni, incontri. Nella teoria del ‘mondo piccolo’, sottoposta a sperimentazione dallo psicologo americano Stanley Milgram e nota ai più come teoria dei ‘sei gradi di separazione’, si dice che ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di altri cinque intermediari. Ecco a Modena la pallavolo di fatto annulla anche quei sei gradi di separazione. In famiglia ognuno di noi, di voi che leggete, ha qualcuno che in un qualche modo, perché ha giocato, allenato, tifato, c’entra col mondo della pallavolo, con una società grande o piccola del territorio. La pallavolo è nel sangue dei modenesi esattamente come il lambrusco, l’aceto balsamico, la Ferrari, Pavarotti.

LE ORIGINI. La domanda più spontanea è anche la più semplice a cui dare risposta: perché? Modena è unanimemente riconosciuta nel mondo come la culla del volley. Perché? Beh, per una serie di fattori che portarono qui uno sport importato in Italia dagli americani durante la guerra, basti pensare che il primo campionato italiano di volley maschile si svolse nel 1946. A Modena alcuni soldati che avevano combattuto a fianco degli americani importarono gioco e regole, insegnandole a tanti giovani che subito si appassionarono. A inizio anni Cinquanta le tre società storiche di Modena e i tre allenatori pionieri del volley sotto la Ghirlandina erano già ben conosciuti: Enzo Leonelli e la Minelli Modena, Franco Anderlini e l’Avia Pervia, Enzo Vignoli e la Villa d’oro. Tre società che tra 1953 e 1963 conquistarono ben 11 scudetti consecutivi, tutti a Modena. Il ‘mito’ nasce da lì.

LA PANINI. Il marchio storico impresso sul pallone, però, è quello della Panini: gruppo sportivo nato da un’idea di Giuseppe Panini nel 1966, il club è rimasto sempre lo stesso fino ai giorni nostri, cambiato quattro volte il nome. Dal 1970, il primo scudetto di mostri sacri del volley di quegli anni come Giovenzana, Sibani, Nannini e Montorsi, il volley diventa una questione di ‘fede’ a Modena, prima al PalaMolza e poi, dal 1985, al PalaPanini. Proprio nella stagione 1985/1986 arriva a Modena Julio Velasco: quattro scudetti consecutivi e poi lo sbarco in Nazionale, dove i ragazzi cresciuti a Modena trasformano una selezione sin lì di comprimari in una delle squadre più vincenti della storia. Panini resiste all’arrivo dei capitali di Berlusconi, dei Ferruzzi di Benetton, ma nel 1993 passa la mano. Rimarrà imperituro il suo ricordo nei tifosi di Modena, tanto che il palazzetto porta il suo nome dalla morte, nel 1996, e che proprio lo scorso novembre è stato inaugurato un monumento che lo ritrae, proprio nell’atrio del suo palasport.

E OGGI? Dopo l’arrivo di Giovanni Vandelli nel 1993, che vince quanto e più di Panini soprattutto in Europa con tre Coppe dei Campioni consecutive, un periodo di intermezzo col salvataggio della società da parte di Pietro Peia e i sei trofei alzati durante la gestione quasi decennale di Catia Pedrini, tra cui l’ultimo scudetto nel 2016, la rinnovata società con presidente Giulia Gabana e i fratelli Storci come soci di maggioranza è pronta a scrivere una nuova storia. Con la consapevolezza che quei sei gradi di separazione qui, a Modena, sono nulli: la città e la gente sono un tutt’uno con la loro squadra di pallavolo.

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