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Fontana, dalle cime di Sondrio all'Olimpo azzurro: il filo d'Arianna nella notte del record (a 35 anni) /

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13.02.2026

Sondrio, 12 febbraio 2026 – Da Torino a Milano. Dall’Italia all’Italia. La caccia al record azzurro di medaglie olimpiche, partita senza saperlo vent’anni fa, per Arianna Fontana si chiude nel modo più romantico. Sul rink casalingo della Milano Ice Skating Arena -dove pochi giorni fa aveva conquistato l’oro nella staffetta mista- la 35enne sondriese vince un altro splendido argento nello short track 500 metri e raggiunge il primato fino ad oggi appartenuto in Italia solo allo schermidore Edoardo Mangiarotti: 13 medaglie olimpiche in bacheca. Nessuno come loro, nessuno come lei.

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L’obiettivo, dichiarato dalla due volte portabandiera azzurra prima dei Giochi Milano-Cortina 2026, era quello di “raggiungere la finale in tutte e cinque le gare a cui parteciperò”. Frasi “di copertura”, per non esporsi troppo dopo alcuni problemi fisici avuti. Ma per una leggenda simile, autentico animale da competizione, veniva difficile pensare potesse chiudere senza podi proprio nella kermesse a cinque cerchi italiana. E così due gare, due medaglie.

Risposta alle critiche

Il tutto è accaduto proprio nel giorno in cui il collega Pietro Sighel -squalificato nella gara dei 1000 metri maschili e sorprendentemente a secco di medaglie- ha rinfocolato le durature e ormai storiche polemiche interne al gruppo azzurro dello short track. “Arianna Fontana? E chi la conosce?” ha detto 26enne trentino per sottolineare ironicamente come la lombarda, dopo i burrascosi trascorsi con la Federazione e i compagni di Nazionale, si alleni da sola partecipando alla vita di squadra solo durante le gare.

E Fontana ha risposto ancora una volta sulla pista, prendendosi il titolo di atleta del Belpaese più vincente di sempre alle Olimpiadi. "Fatto qualcosa di davvero unico, questa medaglia vale tantissimo. Non è stato l’avvicinamento olimpico migliore della mia carriera ma volevo arrivare comunque qui nelle migliori condizioni. Abbiamo fatto un grande lavoro col mio team e in questi giorni mi sono sempre sentita bene. Non è facile a 35 anni stare a qui a combattere con avversarie di dieci anni più giovani”, è tutta la gioia della “freccia bionda”.

Poi la chiusura su Sighel: "Onestamente non so cosa abbia detto, casco dal pero. Andrò a recuperarmi queste dichiarazioni, leggerò con attenzione e se ci sarà da rispondere lo farò. Ora non saprei cosa dire..."

Con questo argento Cambiano le proporzioni della bacheca olimpica per la 'freccia bionda', vincitrice di 3 ori, 5 argenti e 5 bronzi, di cui 5 nelle staffette. Sulla distanza dei 500 metri Fontana non scende dal podio dal 2010, quando conquistò il bronzo a Vancouver, diventato argento a Soci nel 2014 e poi oro a Pyeongchang 2018 e Pechino 2022.

E adesso mica è finita. 1000m, 1500m e staffetta: sono ancora tre le gare dove poter incrementare il clamoroso bottino personale. Altri due podi, oltre a farla diventare l’unica azzurra con più di 13 medaglie, la porterebbe ad eguagliare il record assoluto ai Giochi Invernali che appartiene alla fondista norvegese Marit Bjørgen (15).

I complimenti di Buonfiglio

“Arianna è una atleta straordinaria, come tutte le grandi campionesse sta facendo la storia. Siamo tutti quanti orgogliosi di lei. Perché finisce qui? No, secondo me la Fontana continua ancora", così invece il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha commentato l’ennesimo trionfo della 35enne.

Complimenti e felicità arrivano anche da parte di Carola Mangiarotti, figlia di Edoardo: “Arianna Fontana è fortissima, ha una grinta eccezionale e lo stesso spirito vincente del mio papà. Se lui fosse ancora vivo, sono sicura che avrebbe fatto il tifo per lei e ora sarebbe felice che il suo record sia stato eguagliato". 

Chi era Edoardo Mangiarotti

Nato a Renate, in Brianza, il 7 aprile 1919, ma cresciuto a Milano Edoardo Mangiarotti ha iniziato a tirare di scherma all’età di otto anni. Con i due fratelli, Mario e l'altro olimpionico Dario, crebbe sotto gli insegnamenti paterni presso la Società del Giardino, tempio della scherma milanese. Ha partecipato a cinque edizioni dei Giochi olimpici estivi fra il 1936 e il 1960, collezionando complessivamente 6 medaglie d'oro, 5 d'argento e 2 di bronzo.

Adolfo Cotronei – giornalista, schermitore, soldato, poeta – di lui disse: “È un atleta di incomparabile finezza, capace di tenere a bada qualsiasi campione e di insegnare cosa siano la forza e la grazia nello slancio consapevole del combattimento”.

Sia durante che dopo la propria carriera curiosamente ha anche collaborato in qualità di inviato-giornalista per la Gazzetta dello Sport dal 1949 al 1972 occupandosi di una rubrica sulla scherma. Morto nel maggio 2012, riposa al Cimitero Monumentale di Milano nel Famedio, il “tempio della fama”, che ospita i milanesi che hanno dato lustro alla città.


© il Resto del Carlino