Il racconto della vita sulla frontiera tra Gorizia e Nova Gorica: «Un confine che c'è e non c'è»
Come definirebbe il confine Gorica-Nova Gorica?
«Come l’uomo invisibile».
«C’è e non c’è. Si sta facendo di tutto per creare una città senza confini ma, quando si entra nella concretezza, ci si accorge che il confine esiste ancora».
«Sì. È una pietra aguzza, ma non va rimosso: fa parte della nostra memoria e rimuovere pezzi di memoria sarebbe grave».
Però, alla Transalpina, il confine non si vede più. Non era meglio mantenerlo, almeno in parte, anche per i turisti?
«Al contrario. È giusto che un turista non se ne accorga, comprendendo la strada è stata fatta, riassunta nel mosaico al centro della piazza. E poi, alla Transalpina, è stato anche realizzato l’Epicenter che ben racconta il nostro passato».
I suoi ricordi legati al confine sono più belli o brutti?
«Per lo più brutti. L’ho vissuto come una limitazione fin da quando, nella mia prima casa che ho abitato, in via Brigata Etna, al confine molto vicina, era presidiato da guardie con cani e armi. Avevo una percezione del mondo parziale, appunto “confinata”, anche a livello spaziale, amministrativo, mentale e così via. Dopo tutto, il confine è pluridimensionale: non è solo fisico, come........
