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Kimi, è nata una stella. Antonelli come Ascari, l'unico italiano a diventare Campione del Mondo di F1

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16.03.2026

Un giorno veramente speciale. Emozionante. Da brividi. Che il motorsport tricolore non viveva da un’eternità. E che punta i riflettori su un panorama da favola. A 19 anni, 6 mesi e 19 giorni, Kimi Andrea Antonelli domina il GP di Cina a Shanghai, conquistando la sua prima vittoria nell’olimpo dell’automobilismo. È italiano il nuovo fenomeno della F1. È giovanissimo è potrà scrivere pagine travolgenti nella storia della velocità come forse non avevamo mai visto. Bisogna risalire ad oltre 70 anni fa, infatti, agli albori del Circus, per trovare un altro italiano tanto talentuoso e consistente: Alberto Ascari diventato poi, per ben due volte, Campione del Mondo con la Ferrari, nel 1952 e nel 1953.

Che ci sia un magico “fil rouge” fra Alberto e Andrea lo conferma un salto di tre quarti di secolo che è riuscito a fare il ragazzino d’oro bolognese. Antonelli, al pari di Ascari, è l’unico driver di casa nostra ad aver centrato l’“hat trick”, cioè a conquistare pole position, gradino più alto del podio e giro più veloce nella stessa gara. Un fenomeno. Non è riuscito, invece, ad impossessarsi del primato di Super Max che resta il più giovane (18 anni e 228 giorni) a mettere in bacheca un GP: all’esordio con la Red Bull, azzannò nel 2016 la corrida spagnola a Montmelò precedendo un altro Kimi, Raikkonen.

Tornando a tempi più recenti, la magnifica mattina orientale interrompe un lungo digiuno dei driver made in Italy. È trascorso esattamente un ventennio dall’ultimo trionfo di un italiano nel Mondiale. Era il 19 marzo del 2006 quando, sul circuito di Sepang a Kuala Lumpur in Malesia, Giancarlo Fisichella passò per primo sotto la bandiera a scacchi. Il romano cavalcava una Renault orchestrata da Flavio Briatore e, dopo essere scattato dalla pole, riuscì a precedere il compagno di colori Fernando Alonso già iridato in carica. All’epoca Kimi non era ancora nato. Sarebbe venuto al mondo solo 5 mesi dopo, sul finire di agosto.

Antonelli, sabato, aveva cancellato pure la nostra astinenza dalla pole, iniziata proprio dall’ultima partenza al palo di Giancarlo nel 2009. Il predestinato, che vive nel cuore della Motor Valley, ha illuminato la giornata orientale con una gara maiuscola. Sublime, perfetta. Condotta in testa dall’inizio alla fine. Per attuare lo show ha avuto dalla sua parte la dea bendata che gli ha consentito di essere il migliore di tutti, anche dei colleghi più esperti e blasonati. Quando si è spento il semaforo, la sua Mercedes non è scattata in modo impeccabile ma, al contrario delle due partenze precedenti, è riuscito a mantenere la leadership rintuzzando lo spunto di Lewis.

Da quel momento non ha più mollato lo scettro, sottolineandolo con autorità in ogni frangente della corsa. A supportare tanta superiorità, due asset non di poco conto: ha sempre potuto correre in solitaria, quindi in aria pulita, trattando con i guanti le gomme. Ed, essendo da solo, ha impostato il passo d’attacco che è uno dei suoi punti forti. Senza preoccuparsi dei duelli ravvicinati che richiedono maggior esperienza. A dare una mano a Kimi nel D-day è stata senz’altro la Ferrari. L’unico reale rivale sulla distanza, infatti, poteva essere il compagno di squadra Russell che però si è fatto scavalcare da Lewis e poi anche da Charles, perdendo secondi preziosi e maltrattando oltre misura i pneumatici incapaci di supportarlo nella rimonta.

Ma probabilmente Antonelli avrebbe passeggiato lo stesso in quella che era la sua giornata. Quando George si è liberato delle Rosse, Kimi aveva 7 secondi di vantaggio, divario che ha addirittura incrementato a suon di giri veloci sulle Pirelli bianche con le quali si è trovato magnificamente. La safety car, entrata per rimuovere l’inguardabile Aston Martin di Stroll, ha dato ulteriore spinta al ragazzo facendo precipitare il britannico dietro Ocon e Colapinto che non si sono fermati per fare la sosta anticipata. E le due SF-26 hanno di nuovo tirato dentro l’inglese nella bagarre. Sul podio, insieme ai due della Stella, è finito un quarantunenne emozionato come un bambino.

Lewis Hamilton, il pilota più vincente di tutti i tempi, aveva un sorriso smagliante essendo riuscito a salire, nel giardino di casa (ha tutti i record a Shanghai), sul podio per la volta numero 202 dopo oltre 400 giorni e, soprattutto, la prima al volante dell’amato Cavallino. A dare fiducia ed entusiasmo all’Imperatore è stato senz’altro il duello elettrizzante con il compagno di squadra Leclerc che lo scorso anno lo sverniciava regolarmente. Dietro i quattro moschettieri grigio-rosso il deserto. Le McLaren non si sono nemmeno schierate in griglia, Verstappen si è ritirato mentre lottava al centro del gruppone, quinto è arrivato un ottimo Bearman sulla Haas che ha preceduto Gasly con l’Alpine.

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