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Ferrari e Toyota danno spettacolo ad Imola per l'apertura del WEC: i giapponesi precedono di un soffio la Rossa

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Bellissima gara la 6 Ore di Imola, ma il trionfo sfugge alla Ferrari. Sul gradino più alto del podio è andata la Toyota #8 che a preceduto la Rossa #51 e l’altra vettura di Nagoya. Il team di Maranello ha confermato la sua competitività, ma l’astronave giapponese ha messo al frutto al meglio i “gettoni” utilizzati per aggiornare soprattutto l’aerodinamica della rinominata TR010. Atmosfera elettrizzante all’Enzo e Dino Ferrari dove, su una delle piste più belle e impegnative del Campionato, ha preso il via la stagione 2026 dell’Endurance FIA. La 1812 chilometri del Qatar, che doveva aprire le ostilità, è stata infatti posticipata al 24 ottobre per le turbolenze della guerra in Iran.

La Ferrari, sulla pista di casa, ha avuto i riflettori puntati addosso, attirando nel tracciato adagiato sul Santerno quasi centomila spettatori. La Rossa a ruote coperte è campione in carica sia Costruttori che Piloti e viene da un’incredibile tripletta di fila nella prestigiosa 24 Ore di Le Mans dopo un’assenza nella categoria regina di mezzo secolo. Sullo schieramento c’è il meglio del motorsport globale con numerosi costruttori di diversi continenti: la Toyota e la Cadillac, la BMW e l’Aston Martin, la Peugeot e l’Alpine. Quest’anno, poi, per la prima volta in griglia, si schiera anche la coreana Genesis, il marchio premium del gruppo Hyundai, in attesa dell’esordio nel 2027 di Ford e McLaren.

Si è invece fermata una delle storiche protagoniste dell’Endurance, la Porsche, che si è concentrata sulla Formula E dove fra qualche mese esordiranno le potentissime monoposto della Gen4. Il Cavallino sulle colline fra Emilia e Romagna è sempre stato in palla ed anche questa volta si è acchiappato la pole con un eccellente giro di Antonio Giovinazzi sulla vettura numero 51 che si è messo alle spalle per soli 11 millesimi la Toyota #8 di Buemi-Hartley-Hirakawa a sua volta più rapida di appena 29 millesimi dell’altra Ferrari ufficiale di Fuoco, Molina e Nielsen.

A sventolare la bandiera che ha aperto i giochi il fenomeno del momento, Kimi Antonelli che, con la sua Mercedes, guida il Mondiale di F1.

Il ragazzo, che ha solo 19 anni, da queste parti è di casa essendo nato a Bologna, mentre ora abita, da “solo”, nella vicina Repubblica di San Marino. Kimi è diventato in un lampo il gioiello più luccicante della Motor Valley che ha dato i natali ai marchi più prestigiosi delle 4 e pure delle 2 ruote. Al via le Ferrari sono scattate bene, Calado ha tenuto la testa del gruppone e Molina, alla prima chicane, ha infilzato le Toyota di Hartley.

Ad Imola non è mai facile superare e le previsioni anticipano pioggia nel corso delle 6 Ore. Le varie squadre, alla prima sosta, sparigliano le strategie: chi si ferma prima chi dopo, chi cambia le gomme chi ci rinuncia per risparmiare tempo nel pit stop confidando nel minor consumo del battistrada. Le posizioni si invertono più volte, le frequenti fasi di doppiaggio delle più lente GT3 sono altamente spettacolari, ma appare subito chiaro che la battaglia per il podio sarà un affare riservato alle truppe italiane e quelle giapponesi.

In GT3, dove usano pneumatici Goodyear al posto dei Michelin che calzano le Hypercar, la battaglia e più aperta ed a due terzi di corsa si sportellano ancora Corvette, McLaren, BMW e Ford, con Ferrari, Porsche ed Aston Martin subito in scia. Entusiasmante a due ore dal termine la lotta fra la Corvette e la McLaren che viaggiano appaiate, mentre la direzione corsa dichiara la gara bagnata per le gocce di pioggia che cadono sull’asfalto.

Ad un’ora e tre quarti dal termine salgono i driver che porteranno le vetture fino alla bandiera a scacchi: sulla Ferrari #51 il poleman Giovinazzi, sulla Toyota #8 Buemi. Nell’ora finale le due Toyota sono in testa, con Kobayashi che copre le spalle a Buemi tenendo dietro un Giovinazzi più veloce. Nell’ultima sosta Antonio effettua il sorpasso, ma Sébastien è ormai lontano. Fra le GT3 la McLaren di testa si arrende a mezz’ora dalla fine, vince la BMW in volata sulla Corvette, poi due Porsche.

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© Il Messaggero